Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
intanto se si vuole davvero capire nei tratti di oggi gli elementi della storia emiliana come esperienza di lacerazioni, lotte e trasformazio ni, patrimonio della gran parte della popolazione. In secondo luogo, per essere in grado anche di cogliere gli impacci, e la loro natura, di fronte alla espressione di contraddizioni nuove anche esplosive (v. culture e forme di organizzazione cresciute nella crisi e negli appa rati di riproduzione più complessi dello Stato — l ’ Università in primo luogo — e il loro rovesciamento sulla città e sul movimento operaio tra il 76 e il 77). Appunto culture e forme di organizzazione che ra pidamente impattano con una organizzazione democratica di una parte larga, prevalente, della società, caratterizzata dal segno della costruzione più che dalla disgregazione, ed anche dalla convivenza della capacità di trasformazione con gli effetti della crisi. 0 per riu scire a capire e padroneggiare gli elementi di difficoltà diffusi in set tori delle forze intellettuali, dei lavoratori dei servizi sociali e della macchina decentrata dello Stato in questa fase complessa di tra sformazione del suo assetto e di lotta per l’ egemonia: un dato della crisi generale dell ’ organizzazione dello Stato che finisce coll ’ appa- rire più vistoso e di immediata incidenza sulla organizzazione della qualità della vita quotidiana delle forze sociali, della popolazione. Oppure, per capire bene ed intervenire in quell ’ intreccio tra vecchio e nuovo costituito dai punti di appoggio e di sbocco della condizione giovanile e femminile. Assieme alla immigrazione più dequalificata per i lavori pesanti quella di studenti universitari. E una fascia molto larga di studenti — la maggioranza dei giovani? — impegnata in esperienze di lavori stagionali, parziali, di solito non mal pagati, ma non regolamentati. Nello stesso tempo alle spalle una famiglia di regola alimentata da più di un reddito e con entrate aggiuntive da doppio lavoro, con un bilancio complessivo consi stente e tale da consentire assieme una aspettativa di lavoro futuro corrispondente al titolo di studio, e il rifiuto di una domanda di occu pazione permanente manuale o comunque pesante; e però nello stesso tempo una disponibilità feconda di implicazioni a esperienze — finora individuali! — di lavori gravosi ma a termine, con elementi di mobilità, che possono allargare, invece che restringere l ’ area della distribuzione e della rotazione proprio dei lavori più pesanti. Osservazioni analoghe, di intreccio tra eredità e nuovo, valgono per le donne: sia nell ’ apporto della difesa e sviluppo della democrazia, sia come agenti decisivi del cambiamento della qualità dello svilup po nelle lotte per il lavoro e nel dinamismo della vita di interi com parti produttivi, sia con l'affermazione dei servizi sociali e poi nella organizzazione del lavoro, e ora — anche in modo visibile — dopo che avevano già inciso in profondità nella organizzazione della fa miglia contadina, nei rapporti interpersonali che entrano in rapporto diretto con il tessuto capillare della organizzazione della democra zia, con le forme della partecipazione con la vita delle istituzioni. E forse questa realtà, che ha costituito un dato permanente — anche se non appariscente — del rapporto tra donne e organizzazione della democrazia, ora rende meno acuta che altrove la saldatura tra generazioni di donne e riduce i margini di dissociazione tra movi menti di emancipazione, di liberazione, movimento operaio e sua capacità di trasformazione. 3. È rispetto a questa dimensione di esperienza democratica — e anche in essa! — che vanno considerati la presenza e il rap porto di movimenti di idee, di centri di elaborazione delle forze intel lettuali, in Emilia con punti di appoggio o di intervento di primo pia no.
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