Problemi della transizione 1979

La discussione sull ’ Emilia

smo italiano a superare la questione agraria, e la ripresa della tesi della «razionalizzazione» capitalistica delle campagne 9 . Dove i con tadini «ricchi» avrebbero costituito l’ eccezione in alcuni rami spe cializzati della produzione dell ’ Emilia rispetto alla prevalente diffu sione dello «spostamento dei contadini medi verso lo strato dei con tadini-capitalisti» 10 , mentre sarebbe emerso con chiarezza il feno meno di crescente proletarizzazione nelle campagne. Purtroppo quella disputa non ha trovato alimento nei processi reali dell ’ agricoltura italiana e nel suo inserimento nell ’ Europa. E ora — nella ripresa del riconoscimento della centralità dell ’ agricol tura in ogni proposta di trasformazione del Paese — i termini della questione sono profondamente mutati. Resta comunque l ’ interesse di una ricerca da riprendere, anche per gli strumenti di analisi che la sostenevano, nel versante della cultura della «razionalizzazione» capitalistica non certo estranea ai filoni del sindacato uscito dalla fase aperta dalle lotte del ’ 68. Più vicina a noi, anzi di oggi, la discussione sulle alleanze con le medie e piccole imprese dell ’ industria: uno degli aspetti della lot ta politica e culturale — non sempre esplicita — nel sindacato e nell ’ insieme del movimento operaio dopo il ’ 68, un elemento infor matore in primo luogo di tutta una generazione di intellettuali alla di rezione del sindacato nelle categorie di punta, una cultura cresciu ta in questo decennio ed ora arrivata da una fase estremamente de licata. In una regione dove le grandi fabbriche costituiscono l’ ecce zione, il modello della grande fabbrica ha rappresentato il punto di riferimento e il parametro di valore con cui leggere la realtà delle medie e piccole imprese: invece di apparire nelle loro contraddizio ni uno degli elementi portanti di positività della vita economica e de mocratica della regione, la realtà delle medie e piccole aziende fini sce col rovesciarsi nel suo opposto. Il convegno ragionale delle piccole e medie aziende metal meccaniche del ’ 7 1 11 diventa il punto di unificazione per uno svilup po di ricerche settoriali di gruppi universitari e nella formazione di una immagine complessiva dell ’ Emilia-Romagna che percorre lar gamente il dibattito sindacale, investe le forze politiche 12 e verrà ri preso con forza dopo il ’ 76 tra gli elementi portanti della iniziativa sulla crisi del c.d. «modello emiliano» 13 . Elemento unificante dell ’ analisi, la linea del grande e medio padronato che invece di grandi investimenti tecnologici avrebbe scelto — di fronte alla nuova qualità delle lotte operaie — «la razio nalizzazione e ristrutturazione produttiva nelle aziende maggiori sulla base della riduzione degli organici e il decentramento di parti, più o meno rilevanti, del processo produttivo verso piccole aziende o aziende artigiane fino al lavoro a domicilio... si crea così un setto re industriale, quello piccolo, medio e artigianale, in buona parte ca ratterizzato dalla subordinazione più totale alla programmazione della grande impresa e dalla stagnazione degli investimenti; un set tore produttivo quindi molto fragile economicamente ed esposto continuamente alle decisioni delle grandi aziende» 14 . Spariscono storia, contraddizioni e dinamismo di un processo

bre 1972, Atti, Bologna 1973. 12 v. per tutti F. Piro, Utopia e realtà del modello emiliano, «Quaderni del territo rio», n. 2, 1976. Da ultimo vedi S. Sechi, Politica delle alleanze ed egemonia del PCI in Emilia, «Inchiesta», nn. 35/36. 13 Convegno piccole e medie aziende, cit., p. 7.

9 Daneo, ibidem, pag. 78. 10 Convegno Piccole e medie aziende metalmeccaniche industriali e artigiane, FIM, CISL, FIOM-CGIL, UILM-UIL Emilia- Romagna, Atti, Bologna 1972. 11 Per i comunisti v. la discussione al convegno «I comunisti e l’ economia del l ’ Emilia-Romagna», Parma, 11-12 dicem

14 Convegno piccole e medie aziende, cit., pp. 102-3.

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