Problemi della transizione 1979

Economia periferica

punto che vogliamo muovere alla classificazione delle tre Italie: es sa è stata compiuta con riferimento quasi esclusivo al censimento del 1971. Ciò ha portato a 3 conseguenze: a) ci si è basati solo su dati occupazionali, la produttività e gli investimenti non hanno potu to essere tenuti in conto; b) le tendenze evolutive, che già avevano cominciato a manifestarsi negli anni ’ 60, non sono state prese in considerazione; c) ma soprattutto ci si è preclusi la possibilità di va lutare tutto quanto è accaduto negli anni '70, il che, sfortunatamen te per la teoria delle economie periferiche, è più rilevante di quanto era avvenuto prima. In questo caso l'aggiornamento dei dati non è uno sfoggio superfluo. 4. Affrettatamente, poiché lo scopo è solo quello di attirare la discussione su certi temi, più che di dimostrare e convincere, get tiamo sul tappeto un sospetto: che l’ economia emiliana, assurta quasi a simbolo di quelle periferiche, lungi dall ’ identificarsi sempre più con una tipologia sua propria si sia venuta invece omogeneiz zando e integrando all ’ industria dell ’ Italia nord-occidentale, e insie me ad essa si sia andata inserendo nel contesto internazionale. È in questo contesto, e per l'insieme di quell ’ industria italiana che più vi è legata, che valgono semmai, su un piano più generale, nozioni co me perifericità, occupazione di spazi interstiziali, dipendenza. Solo pochi elementi per giustificare il nostro sospetto: i livelli di produttività dell ’ industria regionale hanno in assoluto raggiunto e in qualche caso superato quelli del triangolo industriale; la composi zione settoriale, in linea di tendenza, ma decisamente, si è avvicina ta, non certo allontanata da quella dell ’ Italia Nord-Occidentale; gli andamenti relativi della produzione, dell ’ occupazione e degli inve stimenti, soprattutto la relazione fra gli investimenti e le prime due variabili, sopo apparsi piuttosto simili a quelli del Nord-Ovest. È lecito leggere al di sotto di queste serie statistiche, una somi glianza delle forme tipiche di accumulazione? Soprattutto per il fat to che molte notizie sui processi di ristrutturazione, di innovazione tecnica, di mutamenti nell ’ organizzazione del lavoro confortano quest ’ ipotesi, rispondiamo provvisoriamente in modo affermativo. 5. In questo caso allora emerge, al posto della tripartizione del territorio economico nazionale, una graduazione bipolare che fa ri ferimento a un dato dinamico per propria natura: i due tipi di rispo ste che il capitalismo italiano ha dato all ’ aumento del costo del lavo ro e delle materie prime, al mutamento delle «relazioni industriali». La prima risposta si è fondata su investimenti intensivi, sostitutivi di forza-lavoro e anche con un certo contenuto innovativo (nelle tecni che di produzione, più che nei prodotti). Questa risposta si inserisce in quella tendenza internazionale che tocca i paesi industrializzati in generale e che vede prospettive di aumento della produzione ma non dell ’ occupazione. In Italia questa tendenza ha interessato l ’ ap parato industriale più maturo e di vecchia data, quello del «triango lo», ma non solo quello. Sono state coinvolte regioni dell ’ Italia Nord- Orientale, come il Trentino-Alto Adige ed il Friuli. L ’ Emilia-Romagna, come abbiamo già detto, ha registrato addirittura gli incrementi di produttività più alti. L ’ intensità del fenomeno si riduce man mano che si scende verso il Sud. È importante però notare che a modifi care la linearità di questa tendenza sta il fatto che essa si è larga mente giovata anche della flessibilità delle piccole imprese, si è combinata con l ’ allargamento delle produzioni su commessa. Per ciò si notano risultati fra i più notevoli nelle regioni che avevano un tessuto produttivo predisposto a questa nuova tendenza.

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