Problemi della transizione 1979

Economia periferica

non si può dimenticare che la parte preponderante della crescita occupazionale sta avvenendo nel terziario. L ’ indirizzo delle attività terziarie verso una maggiore funzionalità rispetto alle attività diret tamente produttive è una delle leve principali per accrescere la pro duttività complessiva del sistema. Questa maggiore produttività è necessaria anche a causa degli andamenti demografici, che com portano in via prioritaria l'aumento dell ’ indice di carico sociale, cioè della quota degli anziani. Quindi l’ obiettivo dell ’ equilibrio della popo lazione va perseguito tenendo conto di questa complessità. D ’ altra parte il tentativo di ottenerlo per altre vie sarebbe impotente: l ’ immi grazione secondo le forme che storicamente ha avuto in Europa e nel Nord-ltalia, qualora ne esistessero le spinte economiche, avver rebbe comunque e gli squilibri sociali sarebbero garantiti. Già questo esempio mostra due criteri metodologici che a noi sembrano indispensabili e che vanno aggiunti a quello dell ’ unitarie tà nel considerare mercato del lavoro e squilibri territoriali: 1 °) quel lo che vede il mercato del lavoro diviso in sezioni 8 ; 2°) quello che considera la complessità, la non univocità delle azioni necessarie ad indirizzare lo sviluppo economico verso obiettivi sociali. 8. L ’ Emilia-Romagna in fondo si chiede se le caratteristiche della sua popolazione, e cioè della forza-lavoro di cui dispone, sono tali da entrare in conflitto con le prospettive di sviluppo economico che ha. E si chiede anche se il modo per sciogliere questo primo conflitto ne apra o ne accentui un altro, quello dei sentieri alternativi di sviluppo favorevoli al Nord piuttosto che al Sud. Oppure se la so luzione della prima contraddizione possa servire anche ad attenua re la seconda. Nella nostra regione il progresso della scolarizzazione, il tasso di occupazione elevato — quindi i redditi familiari sufficienti a ren dere la ricerca del posto di lavoro da parte delle nuove leve meno incondizionata, meno pronta ad accettare la mansione offerta, qual siasi essa fosse — hanno fatto sì che si formassero atteggiamenti sociali che delimitano l ’ offerta di lavoro in misura diversa a seconda della qualificazione, della collocazione settoriale e della tempora neità del lavoro stesso. Ciò che è singolare è che risultano meglio accettati o più facil mente coperti «lavori nel terziario anche non qualificati... lavori a domicilio, saltuari, stagionali, ecc. ben remunerati, a livelli di nocivi- tà accettabili» piuttosto che «lavori agricoli e industriali anche quali ficati» 9 . La stranezza è solo apparente. Tendenza innata della scuo la a non essere collegata con una formazione di professionalità uti lizzabili nei rami produttivi e processo di terziarizzazione crescente si rafforzano a vicenda. Così giovani già orientati dalla scuola verso professioni terziarie si trovano di fronte ad una espansione dell ’ oc cupazione nei servizi molto maggiore che nell ’ industria o nell ’ agri coltura. Se una attesa temporanea si impone prima che un posto di lavoro terziario venga creato o si liberi, l ’ occupazione «più adatta» o preferita può essere benissimo «saltuaria, stagionale, a domicilio». A sua volta l ’ espansione del terziario orienta, attraverso i mol teplici canali dati dalla sedimentazione di aspirazioni sociali, le scel te scolastiche.

8 Secondo l’ approccio, ad es. di V. Ca pecchi Sviluppo economico emiliano, ruolo dell ’ industria metalmeccanica, pro blema del Mezzogiorno in La piccola im presa nell'economia italiana, Bari 1978. 9 Cfr. V. Capecchi, cit., p. 26.

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