Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

In questo circolo vizioso la carenza di alcune figure di operaio specializzato è quasi un residuo. Si noterà che nel meccanismo, così come l ’ abbiamo descritto, non compaiono i limiti tecnici ed organizzativi dell ’ apparato produt tivo. Ma non è perchè riteniamo che non siano influenti che li abbia mo esclusi. Anzi, proprio perchè pensiamo che stiamo al centro del legame di cause ed effetti, proponiamo di trattarli come variabile in dipendente. Questo significa agire sulla capacità innovativa delle imprese, promuovere un miglioramento della loro struttura organiz zativa, tale da porle in grado di affrontare compiti più complessi. L ’ uso di questa leva, piuttosto che di un ’ altra, ha diverse moti vazioni: — La più evidente è l’ obiettivo di avere un sistema produttivo capace di utilizzare a pieno una forza produttiva importante come la qualità della forza-lavoro. È noto che se c ’ è una risorsa di cui il nostro paese è dotato in misura tale da avvicinarlo nettamente ai paesi industrializzati piuttosto che a quelli in via di sviluppo è il gra do medio d ’ istruzione, in senso più lato l’ addestramento al lavoro in dustriale, o ancora il tessuto di relazioni che favorisce l ’ instaurarsi di un ’ iniziativa economica, che è a sua volta sostenuto dalla pre senza di una serie di professioni e servizi e di tutto l’ apparato che permette la riproduzione della forza lavoro necessaria 10 . Una seconda motivazione è la fiducia nel fatto che un sistema produttivo reso più dinamico sotto l ’ aspetto del progresso tecnolo gico e dei moduli organizzativi avrebbe la forza di orientare mag giormente l’ accumulazione verso impieghi produttivi. Abbiamo già spiegato che con queste formule non intendiamo iniziative fantasio se quanto campate in aria volte a colmare il «gap» con gli USA, o an che solo con la Germania e il Giappone, ma una verifica attenta di tutte le possibilità realistiche che esistono, per imprese già ora effi cienti, di allargare o approfondire il loro campo d ’ azione. Il che può essere fatto rendendo più stabile e sistematico l ’ im pegno di commercializzazione, tentando di imporre sul mercato «marchi» che garantiscono qualità e assiduità di fornitura di un pro dotto in tutta la gamma delle sue possibili varianti; questo è un caso che riguarda alcune industrie tradizionali, come per esempio quella dell ’ abbigliamento 11 . In altri casi la progettazione e la «ricerca e sviluppo» svolta all ’ interno di imprese medie e anche piccole può essere sostenuta da strutture pubbliche. Può essere curata la diffusione di tecnologie già in uso o ridotta la dipendenza da brevetti esteri e ridimensionato il fenomeno dell ’ uso di tecniche vecchie e obsolete, ma ancora uti lizzate perchè a brevetto scaduto. Tutti questi casi non impongono uno sforzo insostenibile, ma solo una programmazione degli interventi pubblici e da parte delle imprese private un ’ accettazione di forme associative e insieme di una finalizzazione dei programmi di sviluppo. Poiché riteniamo che sia diffuso il caso di risorse formatesi nell'industria e dirottate verso altri impieghi per i limiti del campo d ’ azione di certe forme industriali, un ’ azione come quella descritta, allargando tale campo determinerebbe uno spostamento di risorse

dell ’ industria manifatturiera italiana pro duttrice di beni di consumo» — verrebbe richiesto «molto lavoro qualificato, so prattutto al livello operaio, ma anche a li vello impiegatizio» (p. 165).

della specializzazione operaia e dell ’ area impiegatizia che a suo tempo era definita di concetto» (p. 120). M. Paci (Le condi zioni sociali dello sviluppo della piccola industria, sempre nel volume citato) ha ri chiamato l’ attenzione su una «qualifica zione professionale diffusa». In alcuni «settori sottoposti ad indagine — tipici

10 Alcune indicazioni fanno ritenere che, sul piano della utilizzazione di forza-lavo ro qualificata, qualcosa si stia muovendo in senso positivo, sebbene non si possa dire in che misura. R. Alvisi (Professiona lità e salario nell'industria metalmeccani ca bolognese in La piccola impresa..., cit.) ha notato una «crescita... dell'area

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