Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
Centri storici e nuova cultura della città di Giuseppe Campos Venuti
Fra gli obiettivi di questa rivista c ’ è anche quello di essere uno strumento culturale interdisciplinare, nel senso che vorrebbe coin volgere operatori di materie diverse, cominciando con l ’ informarli di quanto c ’ è a monte delle argomentazioni contenute nei testi, prima ancora di rinunciare ad ogni eccesso di linguaggio specializzato. Cercherò allora di mantenere questo impegno, a costo di scrivere qualcosa di scontato per gli addetti ai lavori, con la speranza di offri re a tutti gli altri un contributo per la comprensione della materia af frontata. Quelli che siamo soliti chiamare centri storici sono i numero sissimi insediamenti urbani grandi e piccoli formatisi prima dello sviluppo industriale capitalistico, praticamente prima dell ’ unità d ’ Italia: su di essi e intorno ad essi è cresciuta rapidamente nell ’ ulti mo secolo una armatura urbana — una rete di città — diffusa assai capillarmente in ogni regione. Il modello di crescita per i primi anni ha favorito la trasforma zione dei tessuti storici, operata generalmente con l’ apertura di nuove strade, ai margini delle quali gli edifici antichi demoliti erano sostituiti con altri di assai maggiore dimensione. Poi la crescita esterna si aggiunse e prevalse sulla trasformazione interna e ai margini delle città storiche — dopo averne abbattute le mura — si formarono concentricamente sempre nuove periferie. Lo sviluppo «a macchia d ’ olio» delle città, non ha però arrestato la manomissio ne dei centri storici, perché anzi più la città cresceva dimensional mente verso l’ esterno, più si accentuavano le pressioni sulle zone interne. I centri storici si sono così trovati a subire un triplice ordine di trasformazioni. Il primo, di carattere morfologico, riguardava le ar chitetture antiche sostituite con quelle contemporanee; il secondo di carattere funzionale, tendeva a trasformare la città antica, sede fino allora di tutte le funzioni urbane, in un settore cittadino destina to in prevalenza alle attività terziarie direzionali (amministrazione, fi nanza, credito, assicurazione, commercio selezionato); il terzo ordi ne di trasformazioni, di carattere sociale, riguardava l ’ espulsione verso la periferia degli strati di popolazione più deboli economica mente. Le tre trasformazioni erano strettamente collegate, in quanto la selezione sociale era necessaria per consentire la trasformazio ne funzionale, mentre quest ’ ultima rendeva necessaria la sostitu zione delle architetture. Si tratta di un tipico modello capitalistico di crescita urbana, che risponde agli stimoli della suddivisione territo riale del lavoro e che potremo chiamare «europeo», in confronto con quello «americano» nel quale la zona interna (la downtown) si degrada progressivamente a vantaggio di zone più esterne, fino a che la forte riduzione dei valori immobiliari del vecchio centro non
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