Problemi della transizione 1979
Nuova cultura della città
mente considerata una svolta decisiva nella vicenda dei centri stori ci, in Italia e all ’ estero. Anche in questo caso sarebbe sbagliato dimenticare difficoltà e sbandamenti. L ’ applicazione della legge per l’ edilizia economica e popolare aveva spinto il comune a programmare l ’ intervento pub blico attraverso l’ esproprio delle abitazioni degradate, così come si faceva per le aree nude da utilizzare per le nuove costruzioni: di menticando, però, che gran parte dei vecchi alloggi da espropriare rappresentavano l ’ unica misera proprietà di operai, artigiani, botte gai, pensionati. Alla giusta reazione di costoro. (Non dimenticherò mai quello che mi disse: «Quando avrete espropriato il grattacielo Pirelli, tornate da me». Cinque anni dopo la Regione Lombardia l’ avrebbe acquistato, quel grattacielo, per 52 miliardi). Inizialmente si tentò di resistere: ma alla fine si comprese l’ errore e si contrap pose all ’ esproprio delle piccole proprietà la giusta soluzione del ri sanamento convenzionato (e oggi questa soluzione è diventata leg ge dello Stato). Da allora il risamento del centro storico bolognese è andato avanti, fra mille difficoltà prevalentemente finanziarie, stimolando la diffusione della nuova linea in numerose città grandi e piccole: una linea di cui è necessario riconoscere l ’ origine politica e insieme la validità e il prestigio culturale, che ai pregi di una elaborazione teori ca avanzata ha saputo unire la capacità di tradursi in realizzazioni concrete. Il peggior torto che potrebbe farsi a questa prassi e a que sta teoria, è quello di considerarle un dogma: non si tratta di «supe rarle», ma di «portarle avanti», per passare dai pochi esempi realiz zati ad una diffusione di massa. Infatti la legge definita Piano decennale della casa varata nell ’ estate 1978, mentre programma a medio termine i finanzia menti pubblici per l’ edilizia sovvenzionata, convenzionata e agevo lata, sancisce formalmente il principio dell ’ interesse nazionale al recupero di abitazioni esistenti degradate o in cattive condizioni. La polemica sull ’ enormità del «fabbisogno residenziale» in Italia è du rata anni e ancora non si è spenta: ma almeno con la nuova legge — varata non casualmente con la nuova disciplina degli affitti — si stabilisce il criterio che il patrimonio edilizio nazionale è molto am pio ed ha bisogno di essere interamente rimesso in buone condizio ni, eliminando contemporaneamente i maggiori squilibri sociali. In poche parole il recupero di almeno un quinto delle abitazioni esistenti, più o meno degradate, è destinato a ridurre fortemente la necessità di realizzarne di nuove. La politica del recupero edilizio rappresenta un ’ alternativa radicale alla scelta della crescita indefi nita, non come una vai iante abitativa dello «sviluppo zero» in econo mia, ma come gestione programmata di tutte le risorse disponibili, in questo come in ogni settore. E le abitazioni dei centri storici costi tuiscono una parte essenziale, ma non la sola, del patrimonio da re cuperare. Del resto la stessa politica del recupero edilizio rappresenta un aspetto della più generale scelta volta al recupero urbano, al re cupero e alla valorizzazione dell ’ armatura urbana nazionale, di quella rete di città medie e piccole, che rappresentano uno dei punti di forza della «tenuta» economica e sociale del Paese. Negli ultimi tempi abbiamo assistito alla riscoperta delle «economie periferi che», dello sviluppo «lenticolare», dell ’ «arcipelago», del «cespuglio» formato dalle piccole e medie industrie: sarebbe però un grave er rore dimenticare di questa realtà produttiva fino ad oggi miscono sciuta, gli aspetti sociali e specialmente quelli urbani. Eppure le «cento città» italiane, che tanta parte sono di questa
81
Made with FlippingBook - professional solution for displaying marketing and sales documents online