Problemi della transizione 1979

Lo scenario energetico

tale, che portano a vedere in ogni applicazione (e perfino in ogni scoperta) della scienza una incarnazione malefica del potere, che passano rapidamente dalla critica di certi usi della scienza alla sua condanna senza appello, sono da combattere con argomentazioni chiare. Essi sono errati in linea di principio e insostenibili sotto il profilo storico: se è giusto prendere le distanze dalla posizione scientificò-tecnocratica che porta ad affidare al progresso lineare della scienza il benessere dell ’ umanità, non dobbiamo dimenticare l ’ insegnamento delle polemiche di oltre cento anni fa, quando si so steneva che le prime locomotive avrebbero danneggiato colture, animali e passeggeri 5 , o che il telefono aumentava la mortalità degli utenti. Deve essere chiaro che schiavitù, sfruttamento, spreco, guasti all ’ ambiente e alla salute dipendono principalmente dalla or ganizzazione della società, dall'uso della scienza e della tecnica, dalla proprietà privata di mezzi di produzione e dalla spinta incon trollata al massimo profitto: non dal carattere diabolico della impre sa scientifica. Dobbiamo essere avvertiti inoltre che spesso le per sone meno informate fanno una certa confusione fra tecnicismo (e imposizione indiscriminata di nuove tecnologie) e metodologia scientifica: paradossalmente occorre «più scienza» proprio per non cadere succubi di un tecnicismo avventato. Il difetto principale della posizione catastrofico-romantica è però un altro, sta nel fatto che essa porta alla confusione sul tipo di rinnovamento da operare, alla mancanza di percezione dello spes sore degli ostacoli da superare, alla convinzione che siano superflui il rigore dell ’ analisi e la fatica della costruzione. Essa agisce cioè come ideologia paralizzante di massa, mentre il potere economico e politico continuano a servirsi dei risultati della scienza (o, peggio, a essere subalterni a tecnologie e a scelte sviluppate dalle multina zionali), a istituire Centri ed Enti, a sviluppare progetti e piani, a in fluire quindi in modo concreto ma incontrollato sullo sviluppo scien tifico e tecnologico del paese. In Italia esistono invece le condizioni perchè si affermi un rapporto scienza-socialismo originale, profon do, con l ’ appoggio o il contributo di milioni di lavoratori e della mag gioranza dei ricercatori o dei docenti. Il programma di un giusto orientamento della ricerca tecnologica (e, in misura minore, di quel la scientifica) deve essere intrapreso senza illusioni di successi mi racolistici a breve termine, ma per essere in grado di affrontare, unendo a una corretta impostazione politica una elevata capacità culturale e specialistica, le difficoltà non congiunturali, economiche e sociali, che le classi dirigenti tradizionali non hanno saputo risol vere. È infatti indispensabile che le nostre scelte si orientino non so lo verso le convenienze del momento, ma anche verso obiettivi più lontani e verso il soddisfacimento di esigenze più ampie; abbiamo cioè bisogno di politiche basate sul profitto collettivo (e gestite con l’ efficienza delle migliori imprese private). Ma l ’ elemento «prospetti va» in generale è scarsamente presente nelle leggi del mercato — almeno a quanto risulta dalle vicende dell ’ economia italiana — e severi studi e ricerche sono necessari per individuare prospettive giuste e realizzabili.

go la linea maledetta, ecc.».

5 Scrisse Samuel Smiles «Le dicerie più assurde avevano sparso il terrore fra i contadini: si insinuava che la strada fer rata sarebbe stata la loro rovina, che l’ aria appestata dal fumo delle locomoti ve avrebbe distrutto i loro raccolti, che il bestiame, spaventato dall ’ orrendo strepi to. non avrebbe più voluto pascolare lun

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