Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

3. Se è vero che è necessaria «più scienza», è altrettanto vero — e arcinoto — che più scienza non basta. Consideriamo, come esempio, le questioni delle fonti e degli impieghi dell ’ energia, quelle che rientrano nel termine complessivo di «scenari energetici». Le pubblicazioni e le dichiarazioni che, a ritmo crescente, si riversano sul pubblico sono confuse e contraddittorie e la disparità di opinioni coinvolge senza distinzione scienziati e tecnici, economisti e po litici. Ciò non dipende da ignoranza dei principi scientifici fondamen tali, che sono ben chiari fin da quando, nel secolo scorso, furono stabilite le leggi della termodinamica. Anche sulle possibili fonti d ’ energia la scienza pura non ha più nulla da aggiungere, in linea di principio, da quando l’ energia nucleare da fissione e da fusione si sono aggiunte alle fonti tradizionali: alimenti, energia muscolare, le gna, vento, caduta d ’ acqua, conbustibili fossili, energia solare e geotermica. La confusione esistente è dovuta al fatto che gli scenari ener getici coinvolgono in un nodo inestricabile problemi scientifici, tec nici, ambientali, economici, politici, e perfino di psicologia di massa. Il successo di un movimento di ultra ecologi o la crisi iraniana o una fuga di materiale radioattivo o la strategia delle multinazionali o le azioni di corruzione esercitate dai petrolieri possono, a breve termi ne, spostare la prospettiva dalle fonti nucleari al petrolio, al carbo ne, al solare o viceversa. Solo a breve termine, tuttavia, perchè i da ti fondamentali della questione non sono opinabili nè facilmente mo dificabili. Anche in vista di un eventuale ampliamento della discussione, data la rilevanza del problema «energia», vale la pena di tentare di fissare i punti essenziali. a) Se i principi fisici generali sono chiari, molti sono invece i problemi tencologici tuttora aperti: rendere economicamente con venienti determinate fonti (celle solari, geotermia, liquefazione o ga- sificazione del carbone, sfruttamento degli scisti bituminosi, ecc.), renderne sicure altre (ritrattamento del combustibile nucleare, reat tori veloci autofertilizzanti), ridurre il danno ambientale (inquina mento chimico, radioattivo e termico, alterazione del suolo in segui to a estrazione di carbone e scisti), nuovi sviluppi nel campo della trazione (generazione di idrogeno da idrolisi, stoccaggio di idroge no, accumulatori compatti e a basso costo), sfruttare l’ energia ter monucleare a fini civili anziché per fare bombe, ecc. Sulle prospetti ve connesse con i vari argomenti indicati, soprattutto coll ’ ultimo, esiste disparità di opinioni. b) Il consumo globale di energia del mondo nei decenni passa ti è cresciuto con un ritmo molto alto, così che si è avuto un raddop pio ogni circa 10-14 anni. c) Oggi le font» principali di energia sono fossili (carbone, pe trolio, gas naturale), accumulate nel sottosuolo terrestre e marino in epoche geologiche lontane (centinaia di milioni di anni fa), a un ritmo un milione di volte più lento di quello al quale oggi vengono bruciate: esse sono cioè fonti non rinnovabili e due di esse (petrolio e gas naturale) saranno insufficienti in un futuro abbastanza vicino. Anche le riserve di Uranio per reattori provati, quelli oggi in funzione e in costruzione nei vari paesi, si esauriranno in un arco di tempo confrontabile, se si farà ricorso in misura massiccia alla fonte nu cleare. Le riserve di carbone sono molto più abbondanti (circa 600 mi liardi di tonnellate sfruttabili economicamente) ma impostare la fu tura produzione di energia elettrica sulle centrali a carbone com ­

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