Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

grado di funzionare con un ’ efficienza soddisfacente è ancora irta di difficoltà tali che nessuno, oggi, è in grado di garantire il successo dell ’ impresa. Il programma della Comunità Europea per la fusione nucleare, iniziato nel 1958, conta oltre 3000 ricercatori sparsi nei vari labora tori d ’ Europa. Il reattore JET, cioè il principale progetto della Comu nità, costerà circa 200 milioni di unità di conto (una unità di conto corrisponde a circa 1,3 dollari). Il budget americano per il solo 1978 è di circa di 450 milioni di dollari. La realizzazione di un reattore dimostrativo, secondo la Com missione CEE, potrebbe richiedere 25 anni e costare 10 miliardi di unità di conto. Secondo il Consiglio internazionale per le ricerche sulla fusione, la previsione di 25 anni è ottimistica. Le previsioni di spesa non sono molto elevate: basti pensare che per realizzare le prime tre bombe atomiche, tra il 1942 e il 1945, si valuta che gli Sta ti Uniti abbiano speso 2 miliardi di dollari del 1940. Se i primi reattori dimostrativi avranno successo, cioè se si di mostrerà che l’ energia prodotta è superiore a quella consumata per mantenere le condizioni sperimentali idonee alla fusione e alle per dite d ’ energia verso l’ esterno, che l'impianto può lavorare senza guasti troppo frequenti e che la durata dell ’ impianto non è troppo breve, molto tempo dovrà passare ancora prima della produzione di impianti commercializzabili e della penetrazione di questa fonte d ’ energia nel mercato: si pensi che dalla realizzazione del reattore nucleare a fissione (1942) alla diffusione significativa di questa fon te d ’ energia sono passati ancora una ventina di anni. n) Le valutazioni sugli scenari energetici non devono limitarsi all ’ entità globale delle risorse e dei consumi, perchè le varie fonti non sono equivalenti e intercambiabili, né per le funzioni (riscalda mento, forza motrice, trasporti, materia prima per l ’ industria chimi ca) né per il trasporto dalla sorgente all ’ utente. Il passaggio dall ’ una all ’ altra fonte pone dunque grossi problemi di riconversione. Ad esempio, se la fonte principale fosse il carbone, si dovrebbe con vertire il carbone in carburante sintetico, mentre in una economia basata sull ’ energia nucleare sarebbe necessario generare idroge no e convertire i trasporti su strada e le macchine agricole in modo da impiegare come combustibile l ’ idrogeno, vettore energetico par ticolarmente flessibile (sembra difficile prevedere veicoli pesanti a trazione elettrica basati su accumulatori di grande capacità). o) Qualunque significativo cambiamento nell ’ impiego delle fonti primarie (ritorno al carbone, sviluppo del nucleare o del solare, sfruttamento degli scisti bituminosi, ecc.) richiede lunghi o lunghis simi tempi di messa a punto e di attuazione. È indispensabile quindi una visione globale del problema, una previsione a lungo termine delle linee di sviluppo e la capacità di effettuare tempestivamente ed efficacemente gli interventi necessari. p) Quali che siano le fonti d ’ energia del futuro, è chiaro a tutti che l’ attuale ritmo di crescita dei consumi energetici non è sosteni bile a lungo. A ciò si oppone, a medio termine, la prospettiva di ridu zione delle disponibilità di petrolio e gas naturale, le difficoltà di una conversione massiccia all ’ impiego di carbone, gli ostacoli di vario genere all ’ impiego su larghissima scala dell ’ energia nucleare e il fatto che le fonti integrative (solare, geotermica, rifiuti, ecc.) per quanto molto interessanti, non potrebbero in nessun caso coprire una quota rilevante del fabbisogno energetico dei prossimi due o tre decenni, al ritmo di crescita attuale. Si impone dunque un impiego più efficiente dell ’ energia e una politica di contenimento dei consumi, politica che non può limitarsi

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