Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

gioni già si è abbondantemente superata questa soglia, — è ine vitabile che si restringano fortemente gli spazi per il prosegui mento di quel processo. In più, nella situazione concreta agi scono fattori completamente diversi rispetto a quelli in azione fino alla fine degli anni sessanta, e non tutti inerenti solo alle più modeste prospettive di sviluppo industriale a medio perio do sul piano nazionale ed internazionale. Un limite, innanzitutto, alle possibilità di continuazione dell ’ esodo dalle campagne è costituito dal progressivo invec chiamento della popolazione per cui la diminuzione di occupa zione agricola cui si sta tuttora assistendo è in buona parte do vuta essenzialmente a fenomeni naturali 8 . A ciò si sono unite le ripercussioni di un processo inflattivo ormai strutturale che è di stimolo a non abbandonare un bene di per sé superindicizzato come la terra, la larghissima incidenza della spesa pubblica di carattere sociale e le varie possibilità di commistione di attività lavorative agricole e non, aziendali ed extraziendali, che costi tuiscono un insieme di convenienze nuove per il mantenimento di strutture aziendali altrimenti senza alcuna prospettiva in un ambito solo agricolo. Certo, questo non significa assolutamente che siano supe rate le condizioni di sottoccupazione e sottoremunerazione del la manodopera agricola, ma indica che è rimasto molto poco della agricoltura di sussistenza isolata dal mercato o delle gene rali e diffuse condizioni di miseria e di fame proprie delle campagne 9 che hanno costituito i fattori primari per spingere la manodopera agricola a rendersi disponibile sul mercato extra settoriale del lavoro. Alcuni a questo proposito hanno utilizza to la categoria della proletarizzazione in una particolare acce zione, intendendo cioè per quest ’ ultima fenomeni di mobilità sociale verso il basso 10 e di progressivo impoverimento di mas se di piccoli contadini. Ora, se sembra assolutamente confer mata la tendenziale subordinazione di tutto il mercato del lavo ro alla logica dei rapporti capitalistici caratterizzanti l ’ econo mia (non solo l ’ agricoltura), con conseguenze sul rapporto città-campagna e sulla distribuzione dell ’ occupazione fra i di versi settori produttivi (ma non era questa principalmente la vi sione di Marx quando si riferiva alla progressiva diffusione del lo sviluppo capitalistico in tutti i settori?) non sembra invece si possa parlare in generale di impoverimento di massa e di prole tarizzazione in questo senso. Certo, nelle aree interne dell ’ agricoltura più povera in ciò si può vedere la realizzazione di un adattamento temporaneo di chi contadino non può restare, ma al tempo stesso non trova le possibilità di un cambiamento radicale di condizione cui, co munque, aspira. Si pensi, in questo caso al trasferimento quoti diano a lungo raggio, a volte per permanenze solo settimanali fino in Svizzera cui si sottopongono in misura molto diffusa contadini e braccianti in Basilicata, in Calabria, nella Campa nia interna. Ma in molti altri casi si assiste, invece, ad un asse

zogiorno nell ’ ultimo trentennio, «La Rivi sta di Economia Agraria», 3, 1978. 10 P. C alzabini ha sostenuto in particola re questa tesi Contadini proletari o vasto ceto medio?, «La critica sociologica», 30, 1974; e Economia periferica e classi socia li, Roma 1976.

8 V. C osentino , R. F anfani , M. G or goni , Alcuni aspetti dello sviluppo del l ’ agricoltura meridionale dal secondo do poguerra ad oggi, in A. G raziani , E. P u gliese (a cura di), Investimenti e Disoccu pazione nel Mezzogiorno, Bologna 1979. 9 M. Rossi D oria , La politica per il Mez

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