Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
chio e il nuovo centralismo, fra quello degli anni Sessanta e quello degli anni Settanta, c ’ è questa rilevante differenza, che non va a vantaggio del secondo: il primo, per quanto velleita riamente, rivendica allo Stato una funzione dirigente dello svi luppo; il secondo è, piuttosto, il centralismo di uno Stato che rinuncia a questa funzione, che riduce i propri compiti a quelli di Stato dell ’ ordine pubblico e di Stato assistenziale. Il rischio è che l ’ intera società politica, la stessa società politica nazionale, si traduca in società di consumatori, in antitesi con la società civile, con il sistema delle imprese, quale sola società dei pro duttori. Dieci anni fa abbiamo concepito la democrazia politica come autogoverno popolare dello sviluppo, come governo de mocratico dell ’ economia. Oggi dobbiamo denunciare il perico lo di questa involuzione del sistema di democrazia, e dello stes so sistema dei partiti: il pericolo che diventi la democrazia, e di ventino i partiti, di uno Stato solo assistenziale, nient ’ altro che cinghia di trasmissione della domanda sociale di consumo e di assistenza. di Salvatore Veca Che cosa vuol dire «rivoluzione»? O meglio: che cosa ha voluto dire in contesti, situazioni, configurazioni diverse? Il termine ha avuto denotazioni e connotazioni differenti. Ha in dicato cose diverse e ha prodotto immagini diverse di esse, e di verse famiglie di immagini a queste associate. La storia delle parole, naturalmente e Foucault permettendo, non è la storia delle cose; però, ci dice molto su questo. O per lo meno, ci sug gerisce più modi per parlarne o di parlarne: il che è molto vici no a più modi di ragione o di comprensione, interpretazione e progetto. Inoltre, se vi è stata più di un ’ immagine o idea di rivoluzio ne, ne è possibile più d ’ una. E questo vale per il presente. Quando parliamo in questo caso di crisi di un ’ immagine di «ri voluzione», vogliamo dire molto semplicemente che cambia qualcosa, che c ’ è un passaggio, un mutamento. Il problema co mincia quando questo passaggio e questo mutamento dobbia mo interpretarli razionalmente. E visto che, per lo meno nella vasta comunità intellettuale, qui da noi l ’ 8O si è aperto con la «crisi della ragione» in versione sia prosastica sia poetica, è be ne far presente dimessamente che in fondo, quando in questi casi parliamo di «crisi», indichiamo semplicemente il problema circoscritto di qualcosa che cambia. Non è che dicendolo così, uno lo consideri meno importante. Anzi, è esattamente il con trario. Ma di questo non si accorge mai gran parte della nostra cultura che, in sintonia con tradizioni arcaiche e di casa, conti nua a praticare ciò che Carnap chiamava la visione magica del linguaggio: quella, per intenderci, per cui uno crede che l ’ enun ciato «qui fa freddo» sia freddo. Veniamo al punto. Due o tre indicazioni di lettura interes
Imamgini di rivoluzioni
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