Problemi della transizione 1980
Immagini di rivoluzioni
santi sui mutamenti e gli slittamenti semantici del termine «ri voluzione». Il termine, si sa, è di origine astronomica e astrolo gica. Uno pensa subito al De revolutionibus orbium coele- stium. Rivoluzione lungo un ’ orbita, rotazione intorno a un ’ as se: lo storico della scienza Bernard Cohen sta lavorando da tempo alle origini e alla storia del termine in rapporto alla cre scita della conoscenza scientifica e osserva che, per la precisio ne, revolutio è d ’ uso nel basso medioevo. Prima, la celebre for mulazione di Agostino sembra essere una vera e propria rarità. L ’ accento cade perciò, in questa accezione, sul carattere ciclico del processo indicato. E il re che è importante: perché è vero che qualche cosa si muove, ma ciò che identifica la forma e il ti po particolare di quel movimento è proprio il fatto che si torna al punto di partenza e, anzi, che ogni punto dato è insieme un punto d ’ arrivo e uno di partenza. Del resto, l ’ immagine del tempo delle nazioni e della politica come ciclo è la più vecchia e tenace. La scoperta moderna del tempo è recente, come leggia mo nelle ricerche su 1 segni del tempo di Paolo Rossi. Ancora Turgot nel 1750: «I fenomeni della natura, assog gettati a leggi costanti, sono racchiusi in un cerchio di rivolu zioni che sono sempre le stesse. Tutto rinasce, tutto perisce. .. il tempo non fa che rendere a ogni istante l ’ immagine di ciò che ha fatto scomparire. Il succedersi degli uomini, al contrario, offre di secolo in secolo uno spettacolo sempre mutevole. La ragione, le passio ni, la libertà producono incessantemente nuovi eventi» (cito dalla bella edizione di Einaudi, curata da Roberto Finzi, Le ric chezze, il progresso e la storia universale}. Come ciclo e conversio, rivoluzione indica costanza, rego larità, permanenza e ripetizione. La natura, appunto: regolari tà e prevedibilità, necessità. Come il quinto libro della Politica di Aristotele aveva annunciato in modo così influente alle origi ni della ormai notissima «razionalità occidentale»: il cambia mento, la rottura dell ’ ordine, l ’ alterazione dell ’ equilibrio è il caso; la politica (intesa come storia naturale della città), la ne cessità. E i programmi pre-moderni del mutamento non posso no che giocare la carta paradossale del nuovo come ripristino del vecchio. (Un buon esercizio che consiglio sarebbe quello di calcolare quanto ciò riguardi solo i modi pre-moderni di ragio ne politica). È perché la chiesa visibile si è allontanata, ha de viato (o degenerato, appunto) dalla configurazione normale, originaria e d ’ equilibrio (la chiesa invisibile) che ha senso muta re, trasformare lo stato delle cose (Maria Teresa Beonio- Brocchieri Fumagalli ha curato per i Readings Feltrinelli un ’ in teressante antologia di testi e studi su La chiesa invisibile. Ri forme politico-religiose nel basso medioevo). D ’ altra parte, questa idea della razionalità della rivoluzio ne come ripristino dell ’ ex ante è presente in una delle rivoluzio ni moderne per eccellenza, quella che, alla fine del diciassettesi mo secolo, chiude in Inghilterra, per dirla con Kosellek, l ’ epoca della «guerra civile religiosa». Ora, come si passa da questa immagine che in qualche mo do legittima il futuro con il passato, a quella propriamente mo derna, per cui — al contrario — è l ’ appello al possibile negato, al futuro vietato dal presente che fonda la rivoluzione come programma razionale di mutamento politico o sociale? E una
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