Problemi della transizione 1980
Fra morte atomica e morte per fame
ma più in generale investe l ’ intera programmazione del Paese. Perché la collocazione delle centrali nucleari non può riguarda re soltanto le esigenze tecnologiche e di sicurezza che queste pre sentano, ma può compromettere anche completamente la soddi sfazione di altre esigenze territoriali, sociali ed economiche. L ’ esempio più macroscopico di questa clamorosa negligen za riguarda il Po e l ’ intera Valle Padana, dove vive un terzo del la popolazione e da dove arrivano i due terzi della produzione italiana. Ebbene l ’ ENEL ha elaborato la cosiddetta «carta dei siti possibili» (che tiene semisegreta, quasi fosse un missile della NATO) sulla quale il corso del Po risulta quasi ininterrotta mente adatto per l ’ installazione delle centrali nucleari. Sembra che la carta dei siti sia frutto di una ponderosa verifica operata al calcolatore delle caratteristiche demografiche, morfologiche, idrografiche e sismiche di tutto il territorio nazionale. Per le conclusioni a cui sono arrivati, potevano rispar miarsi la spesa: anche un bambino sa che lungo il Po ormai abi ta ben poca gente, il terreno è pianeggiante, c ’ è molta acqua e ci sono stati meno terremoti che a Messina. Se queste sono le verifiche necessarie alla sicurezza e alle esigenze tecnologiche delle centrali nucleari, non hanno però nulla a che vedere con altri problemi relativi al Po e alla Valle Padana, problemi che il governo italiano ignora da trent ’ anni con gli arcinoti disastrosi risultati e che oggi dovrebbe affronta re d ’ accordo con le Regioni, prima di prendere per il Po l ’ enne sima decisione suicida: e così dicendo continuo a non riferirmi alla sicurezza che, risolta o meno, non rappresenta certamente l ’ unica questione da tenere presente. Come si fa in primo luogo a considerare «possibili» le rive del Po per gli impianti nucleari senza avere, non dico risolto, ma almeno programmato la sistemazione idrogeologica, sia del letto del fiume che dell ’ intero bacino, compresi cioè le pianure e i rilievi della Valle Padana? Questo significa decidersi a interve nire unitariamente su tutti i corsi d ’ acqua alpini e appenninici, pianificare l ’ impianto sistematico di foreste e di prati sulle pen dici per arrestare il degrado, coordinare seriamente la realizza zione di nuovi insediamenti ed infrastrutture nelle valli, in una parola organizzarsi per eliminare le cause del dissesto idrogeo logico padano. Si è molto discusso dell ’ inquinamento termico provocato dalle centrali nucleari: ed anche a sproposito, perchè oggi tutti hanno capito che le acque di raffreddamento non andranno scaricate in fiume, ma usate per riscaldare abitazioni e serre. Sembra invece dimenticato che il Po è oggi ridotto ad una gi gantesca cloaca, dove si scaricano i rifiuti di mezza nazione: e che, ancora una volta, prima di installare lungo il suo corso le centrali, sarebbe opportuno verificare quali sono le esigenze di un generale disinquinamento, per essere sicuri che non contra stino con quelle delle centrali. Considerato che la legge Merli sul disinquinamento idrico è fallita miseramente nel 1979 ed è stata prorogata alla bell ’ e meglio, non mi pare esagerato porre quest ’ altra esigenza programmatica. C ’ è poi una distrazione clamorosa, dietro alla quale c ’ è il rischio di una crisi forse peggiore di quella energetica, la crisi idrica: come già facemmo per il petrolio la nostra economia considera l ’ acqua infinita e disponibile a costi irrisori mentre cosi non è, noi consumiamo più acqua pulita di quanta ne sia
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