Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
disponibile e rifiutiamo di spendere quanto è necessario per pu lire quella che sporchiamo o riciclare quella che consumiamo. E allora non solo le falde idriche da cui tutti pescano si abbas sano e si inquinano, ma — come per il petrolio — stiamo raf forzando l ’ economia dell ’ acqua «facile»: dai prelievi incontrol lati, ai canali navigabili previsti senza verificare gli enormi con sumi idrici che faranno^ fino alle centrali nucleari da raffredda re sempre con l ’ acqua. E troppo chiedere una buona volta la re dazione di un piano di consumi idrici, per gli usi civili, indu striali,irrigui, energetici, basato su una severa analisi delle reali disponibilità d ’ acqua? Ho accennato ai canali navigabili programmati con osti nazione degna di miglior causa, mentre tutti sembrano dimen ticare che un canale navigabile in Italia già esiste ed è proprio il Po: certo per consolidare e sviluppare la sua navigabilità sono necessarie opere impegnative, che però andrebbero anche a ri vitalizzare energicamente alcune fra le meno sviluppate provin ce padane. E naturalmente l ’ esecuzione di questi lavori deve es sere verificata a fronte delle proposte per gli impianti nucleari. E finalmente, perchè abbandonare definitivamente l ’ idea di costruire sul Po le grandi dighe delle centrali — pulite — idroelettriche? È stato verificato al calcolatore quante potreb bero essere queste centrali pulite lungo il corso del Po, quanta energia produrrebbero, quanto costerebbero tra l ’ altro senza spese per la sicurezza, e — al limite — se possono o meno som marsi con le centrali nucleari per le quali si è fatta questa di spendiosa, quanto inconsistente, carta dei siti possibili? Mi sembra di aver chiarito come le caratteristiche esami nate per localizzare le centrali nucleari — non affrontando in questa sede il problema di principio della loro opportunità — siano assolutamente insufficienti a prendere le decisioni previ ste. E come invece sarebbe necessario un esame e un conse guente progetto organico di tutti i reali condizionamenti da ri spettare per installare questi impianti lungo il Po o in qualun que altra località del Paese. L ’ operazione necessaria è quella che gli idraulici chiamano «bacinizzazione», e consiste nel con siderare la Valle Padana unitariamente per tutti i problemi che ho ricordato: V idrogeologia, l ’ idroinquinamento, l ’ idroconsu mo, l ’ idronavigabilità e l ’ idroelettricità e a valle di questi, natu ralmente, quelli proposti per la sicurezza delle centrali nucleari. Come dimenticare che proprio una operazione del genere ha costituito il trampolino per fare uscire gli Stati Uniti dalla crisi di mezzo secolo fa? E la grande operazione del bacino del Tennessee può costituire non solo un modello economico e tec nologico, ma anche un modello ideale per la tensione sociale rinnovatrice che la ispirava. Potrebbe anche essere l ’ unico mo do di far uscire il Paese dal lacerante dibattito ideologico, di principio, prò o contro l ’ energia nucleare. Affrontato in concreto nella più ricca area del Paese, ma collocato nel quadro di tutti i problemi irrisolti della Valle Pa dana, il problema nucleare nella sua drammaticità può servire da catalizzatore per arrivare finalmente ad una programmazio ne generale delle scelte territoriali, sociali ed economiche. Forse sarà anche meno difficile, su questo terreno, sottrarre l ’ opinio ne pubblica alla contrapposizione manichea ed irrazionale, cui la polemica mal condotta sta spingendo il Paese, che sembra deb ba scegliere a tutti i costi fra morte atomica e morte per fame.
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