Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
1972). Feltrinelli, sulla base delle organizzazioni partigiane, cercò di ricostituire formazioni clandestine pronte a entrare in azione al momento opportuno. Feltrinelli, dunque, era su posi, zioni, come dire?, di difesa. Diverso invece il carattere politico che subito si diedero le Brigate rosse, nate dal collettivo metro» politano milanese. Curcio, mettendosi subito in contrapposi zione con Feltrinelli, affermò che non si dovevano attendere le mosse del nemico, ma agire immediatamente passando all ’ azio ne militare e alla clandestinità. L ’ ambiente milanese in cui ma turò la creazione delle BR era estremamente vario: il ’ 68 e il ’ 69 della contestazione studentesca avevano lasciato, nella realtà giovanile milanese, una miriade di gruppi e gruppuscoli, ognu no, tuttavia, attentamente sorvegliato da vicino dai servizi se greti, che avevano dimostrato — con il «caso Valpreda» — com ’ era possibile strumentalizzare qualsiasi iniziativa a favore di ipotesi politiche reazionarie. È vero: in quel periodo molti militanti dell ’ estremismo di sinistra — proprio a causa dell ’ af fare Valpreda e Pinelli — cercavano di individuare eventuali provocatori; per esempio, molti anarchici arrestati e poi rila sciati cadevano in «odore di sospetto». Era facile, dunque, che sull ’ uno o sull ’ altro cadesse pesante l ’ accusa di «infiltrato» o di traditore o di venduto. Ma era poi sufficiente, in questi gruppi che nascevano spontaneamente dalle divisioni ideologiche, una buona attività «rivoluzionaria» (occupazioni di case, propa ganda, interventi in assemblee, diffusione di manifestini e di giornaletti sempre più numerosi) per garantirsi una patente di sinistra. Non bisogna dimenticare questo contesto sociale molto confuso per capire l ’ itinerario che il «partito armato», con l ’ an dar del tempo, avrebbe percorso. Voglio dire, insomma, che accanto a personaggi politicamente puliti, altri ve ne potevano essere, e in effetti ve n ’ erano, la cui «storia ideologica» avrebbe dovuto essere sottoposta a esame approfondito, ciò che non era possibile in ambienti dove la porta era sempre aperta: per en trare e per uscire. Proprio per evitare queste possibilità di en trata e di uscita, le prime BR si diedero una struttura di tipo mi litare, rigida, più controllata: questo non toglie, però, che al momento della loro formazione, molti giuochi erano già fatti e molti personaggi già introdotti. Il periodo della «prima clandestinità» delle BR, comun que, fu contraddistinto da azioni che in qualche modo si lega vano a un certo desiderio di «vendetta» esistente in alcuni strati della classe operaia: era ancora troppo recente il tragico ricatto rivolto dalla reazione alle rivendicazioni dei lavoratori con la strage di piazza Fontana, perché non esistesse in alcuni strati giovanili questo spirito di ribellione fuori anche della tradizio nale lotta di classe. Così, evidentemente, ancora sotto un sia pur minimo controllo di base, le BR si limitarono ad azioni di mostrative, cioè i sequestri a scopo di «processo proletario», culminate nel rapimento del giudice Sossi. Riconquistata dalla sinistra storica una buona fascia di quel rivoluzionarismo spontaneo seguente agli anni ’ 68 e ’ 69, sfaldatisi numerosi gruppuscoli, rimasero in piedi, con il loro assetto militare, soltanto le BR, le uniche che potevano garanti re da una parte un ’ iniziativa pseudo-rivoluzionaria, dall ’ altra una grande carta da giocare per le forze reazionarie. Questo è il
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