Problemi della transizione 1980
Il filo logico del terrorismo
passo più delicato della storia del brigatismo rosso. Le BR con tinuarono, prima a Milano, poi soprattutto a Torino, le loro azioni di violenza dimostrativa, fino al 17 giugno 1974, una data chiave. Quel giorno, nella sede del MSI di Padova, furono uccisi due neofascisti. Che significato aveva il duplice omici dio? Tuttora è incomprensibile. Curcio, dopo una aspra e pro lungata discussione in seno alle BR, scrisse un comunicato in cui — dopo molti giorni — definiva ogni diatriba, assumendo alla sua organizzazione la responsabilità delPaccaduto, per di mostrare che «all ’ occasione le BR possono anche uccidere». Ma i vuoti misteriosi, gli interrogativi sul quel duplice assassi nio sono rimasti intatti. Un fatto certamente era accaduto a Pa dova (proprio Padova, che era già per via di Freda e sarebbe di venuta, poi, per via di Negri, una delle massime centrali ideolo giche del terrorismo italiano): le BR avevano ucciso per la pri ma volta. La prima domanda che dobbiamo farci a questo punto è la seguente: perché nelle BR tanta discussione per «firmare» l ’ at tentato? E perché Curcio tagliò netto il dibattito assumendosi tutta la responsabilità? La risposta — dicevo — non esiste. O esiste soltanto «storicamente», cioè analizzando gli avvenimen ti successivi. Gettata la prima pietra (l ’ omicidio), poteva co minciare l ’ escalation terroristica di una sigla, che fino a quel momento aveva suscitato più perplessa curiosità che altro. E l ’ escalation cominciò in concomitanza con un fenomeno politico che lasciò sbigottite le forze conservatrici del Paese: la grande ascesa del PCI. Da quel momento il grande nemico delle BR divenne, giorno dopo giorno, il Partito comunista, quel partito cioè che sottraeva sia alla conservazione sia alle forze autonominatesi rivoluzionarie molte possibilità di manovra. Da quel momento gli interessi dei brigatisti e dei reazionari eb bero una straordinaria inverosimile convergenza anti-PCI. Ma perché la convergenza avvenisse, perché l ’ azione pro vocatrice del terrorismo potesse essere funzionale a un determi nato scopo, era necessario che nelle BR non esistessero possibi lità di discussione sulla direzione politico-tattica da seguire. Così, esattamente un anno dopo il «salto di qualità di Padova», ecco la sparatoria — per molti versi misteriosa nelle sue modalità — di Cascina Spiotta, durante la quale morì Mar gherita Cagol, moglie di Curcio. E dopo questa morte, uno per uno, tutti i cosiddetti capi storici delle BR vennero arrestati. E vennero arrestati — si badi — con l ’ aiuto di infiltrati (ne cono sciamo due: Pisetta e padre Girotto) inseriti a pieno titolo nelle BR. Ora dobbiamo chiederci: è possibile che gli infiltrati nelle BR fossero soltanto quei due che conosciamo? Credo che sia uno degli interrogativi più importanti. Dopo l ’ incarcerazione dei leader «storici», le BR (che en travano nella loro «seconda clandestinità») furono certamente meno condizionate nella scelta del terrorismo come metodo di lotta, un metodo che il proletariato ha sempre considerato stru mento antitetico ai propri interessi e alla lotta di classe. E certo che da quel momento — contrariamente a quanto avvenuto fi no ad allora — delle BR non si conobbero più i capi, cosicché poterono agire nella vera clandestinità, onnipresenti e sfuggenti come fantasmi, che inaugurarono la nuova stagione del terro
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