Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
re: non più i grandi attentati nelle piazze e nei treni (che aveva no, anzi, consolidato la coscienza democratica della popolazio ne attorno alla sinistra storica), ma terrorismo strisciante, per sonale; un terrorismo capace di fare della paura individuale uno strumento di lotta politica. Da notare, poi, che ogni atten tato, da quel momento, fu sempre funzionale agli avvenimenti politici del paese: una straordinaria, inquietante puntualità, ta le da far presupporre un ’ organizzazione non tanto capillare, quanto inserita direttamente nelle leve delle strutture del po tere. Ricordiamoci, dunque, di quei due anni-chiave, 74-75, gli anni del passaggio da una fase a un ’ altra dell ’ offensiva terro ristica. Anni-chiave anche per un ’ altra ragione, che spiega la storia di «Autonomia», parallela a quella delle BR. Man mano che i brigatisti andavano esaurendo il proprio collegamento con la «classe», via via assumendo sempre più la veste di repar ti specializzati militari, vere e proprie «teste di cuoio italiane» — per dispiegare meglio una forza antidemocratica capace di inserirsi soprattutto nell ’ inquieto mondo giovanile sfruttando le grandi contraddizioni sociali esistenti nel Paese — andava crescendo la necessità di un ’ altra organizzazione, questa non clandestina, che preparasse il terreno dello scontro sociale in concomitanza alle azioni di guerra delle BR, alle quali rimane va il compito di tenere aperte, nell ’ opinione pubblica e nel tes suto politico, quelle ferite che frenavano (e frenano) un serio discorso sulle grandi riforme sociali e la stessa capacità dei la voratori di opporsi in ogni momento a un ricatto ora prove niente da destra, ora da sinistra (strategia ben collaudata, fin dagli anni di Valletta alla FIAT, dal provocatore Luigi Cavallo, l ’ uomo che era riuscito con le sue «invenzioni» a bloccare l ’ avanzata della CGIL all ’ interno della più grande industria ita liana). «Autonomia» cominciò a prendere consistenza, appunto, attorno agli anni 74 e 75. Semplice coincidenza? Premesso che non credo alle coincidenze in sede politica (se non in casi ecce zionali), bisogna sottolineare un ’ altra strana coincidenza: «Au tonomia» si sviluppa e cresce a Padova, la città di Freda. È ne cessario ancora affidarsi alle date. Nel marzo del 1972 il giudi ce Stiz aveva invertito la tendenza dei nostri inquirenti a incri minare per ogni atto terroristico gli ambienti più deboli della si nistra extraparlamentare, considerando impunibili i fascisti. Il giudice Stiz, infatti, incriminò Freda e Ventura per la strage di piazza Fontana: un colpo che la destra non si aspettava. Con quell ’ incriminazione entrava in definitiva crisi il terrorismo fa scista, così come la tesi degli «opposti estremismi». Ecco, era necessario riproporre in termini realistici quella tesi (alla quale si aggrappavano ancora, in un disperato tentati vo di comprensione, numerosi intellettuali italiani), rafforzan dola però a sinistra: se si poteva dimostrare che parte del terro rismo proveniva da ingialliti (o non) album di famiglia, sarebbe poi stato possibile far nascere pesanti sospetti nell ’ opinione pubblica sull ’ «onestà» della sinistra storica e, nella stessa sini stra, non evanescenti complessi di colpa. Alle BR della «secon da clandestinità», dunque, il compito di provocare le grandi fe rite e a un ’ organizzazione non clandestina, aperta
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