Problemi della transizione 1980

Il filo logico del terrorismo

stesse, e, infine, l ’ odio contro Israele e la solidarietà col mondo arabo». E, a questo punto, ricordiamo quanto ebbe a dire, nel suo primo interrogatorio davanti al giudice milanese D ’ Ambrosio, Giovanni Ventura, alla disperata ricerca di attribuirsi il ruolo dell ’ uomo di sinistra infiltrato dal « Sid buono» (quello di Ma letti, contrapposto a quello di Miceli) negli ambienti fascisti. Disse Ventura: «Mi consta direttamente che Freda abbia avuto rapporti anche con “ Potere operaio ” e, per la precisione, con Emilio Vesce». Sempre Sandra Bonsanti a questo proposito sottolineava nel suo articolo di tanti anni fa: «Forse non sono del tutto in fondate, afferma qualcuno, le notizie secondo le quali Vesce, oltre a frequentare la libreria di Freda, conosceva bene una sua sorella, sposata a Firenze, città dove il leader di “ Potere ope raio ” si sarebbe recato a ritirare forti somme di denaro che sa rebbero state pagate da ambienti industriali in cambio di una certa azione di penetrazione. L ’ altro dirigente di “ Potere ope raio ” , Antonio Negri, non avrebbe smentito che tali fonti fos sero effettivamente a disposizione del gruppo, sostenendo però di essere sempre riuscito a eludere la strumentalizzazione che veniva loro richiesta». Vesce e Negri, i due uomini di punta dell ’ inchiesta Caloge ro, nel 1972 non erano certo «capi carismatici»; erano perso naggi conosciuti soltanto nel loro ambiente provinciale. La lo ro notorietà, la loro ascesa di fama sarebbe avvenuta soltanto dopo lo scioglimento di «Potere operaio» e la contemporanea nascita di «Autonomia organizzata», capace, negli anni succes sivi, di monopolizzare, prima a Padova, poi — allargandosi — anche in altre città (principalmente a Bologna), l ’ azione di de stabilizzazione delle strutture democratiche (così come Freda aveva affermato nel ’ 69 in un discorso tenuto in Germania: «Ad altri compagni di strada noi rivolgiamo la nostra attenzio ne. Il nostro discorso non solo è destinato agli uomini del no stro seguito, ma è anche rivolto ad altri, sia a coloro che si op pongono al sistema attuale dopo aver militato nelle organizza zioni borghesi della destra neofascista, sia a coloro che respin gono il regime presente dopo aver militato nelle formazioni del la sinistra revisionista», discorso pubblicato da Claudio Orsi, nipote di Italo Balbo, col titolo La disintegrazione del sistema}. Una posizione ideologica che il settimanale padovano «Autonomia» ha riproposto in questi termini il 1° maggio 1979: «Noi pensiamo che il movimento operaio storico in quanto tale rappresenti un fortissimo ostacolo per qualsiasi possibilità di salto rivoluzionario del nostro Paese... C ’ è biso gno di una leva di rivoluzionari le cui caratteristiche generali non siano riconducibili unicamente alla dimensione clandesti na». E che un documento sequestrato in casa di Negri così pre cisa: «L ’ unico problema sindacale che l ’ organizzazione autono ma del sindacato e degli operai ha, è quello della distruzione dei sindacati». Una posizione che Curcio, Franceschini, Ferrari, eccetera nell ’ ottobre scorso hanno convalidato con un documento da Fi renze, nel quale si afferma: «È dalla FIAT, dunque, che ancora una volta si deve partire per cogliere l ’ essenza della congiuntura che attraversa la guerra di classe, la sua massima complessità.

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