Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
nuove generazioni. Ma esse al tempo stesso rispondono a diffu se esigenze di emancipazione e quindi sono anche suscettibili di rispondere agli stimoli per una diffusione della coscienza di rea li possibilità di trasformazione e di aspettative in tal senso, pos sono costituire la base da cui partire verso forme più alte di in terconnessione civile e sociale, oltre che economica, fra città e campagna, sono leve per condizionare lo stesso assetto del ter ritorio nell ’ ambito di una concezione nuova dell ’ abitabilità del la campagna (concetto del tutto estraneo all ’ urbanistica italia na), per ricomporre l ’ attuale distacco tra uso della terra e con dizioni di esistenza sulla terra, per superare l ’ alienazione delle tradizionali condizioni del lavoro nei campi. Sia la politica agraria nazionale sia quella comunitaria so no del tutto inadeguate a far fronte alle esigenze di questa real tà di part-time. Probabilmente lo stesso fallimento sostanziale dell ’ applicazione delle direttive comunitarie in tutte le agricol ture, non solo in quella italiana, è dovuto al fatto che si voglio no adottare modelli di ristrutturazione aziendale che non corri spondono alle nuove condizioni e necessità delle strutture stes se. Si pensi che a tutto il 1978 è stato coinvolto nell ’ adozione delle direttive comunitarie solo poco più dell ’ 1% di tutte le aziende della CEE 13 , mentre le ultime indagini strutturali dico no che il part-time riguarda ormai il 64% delle aziende della Comunità a nove, con il corrispondente 43% del lavoro agrico lo, il 32% della superficie, il 25% della dotazione complessiva di bestiame, il 37% del totale del parco trattori, e ben il 58% della piccola meccanizzazione 14 . Una realtà, quindi, che ha in sé anche una risposta positi va in termini di organizzazione produttiva e del lavoro al più complesso livello di interdipendenza fra tutti i punti dell ’ econo mia e della società, e che perciò non è solo il modo di stare den tro la crisi del settore. Per la sua generale diffusione, come si è visto, il problema del part-time si pone, e va posto urgentemente, a livello comu nitario perché necessariamente di qui passa ogni ipotesi di cam biamento della politica strutturale. Ma intanto è qui da noi che bisogna approntare un intervento che superi — così come si muove la situazione di fatto — l ’ ottica essenzialmente settoria- listica e aziendalistica che ha improntato tutta la politica agra ria. Un intervento che, certo, si presenta di grande complessità perché ha notevoli implicazioni il porsi come obiettivo il man tenimento ed il potenziamento dell ’ attività agricola lì dove essa tende a divenire solo una attività secondaria nella formazione del reddito, o dove è rimasta la fonte principale, ma in una pro spettiva di decadenza, perché non sostenuta da attività comple mentari di natura propriamente produttiva. Intanto proprio perché non si può considerare questa realtà così diffusa del part-time come unicamente o prioritariamente legata all ’ attivi tà produttiva sulla terra, pure se su essa necessariamente basa 13 Commissione CEE, La situazione del l ’ agricoltura italiana nella Comunità, Rela zione 1979, Bruxelles 1980. 14 Ivi, p. 43 e segg.
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