Problemi della transizione 1980

Crisi energetica

scenario. Il protagonista, l ’ energia, diviene comprimario, azio ni e reazioni divengono più complesse ed estese, i singoli mo menti si articolano ed acquistano significato in relazione ad una trama. Si approfondisce l ’ analisi delle interconnessioni tra strutture energetiche e strutture economico-sociali; l ’ energia di viene effettivamente tema orizzontale, punto di partenza e di ri torno per la costruzione di proposte più articolate. 2. Tutto questo induce ad alcune riflessioni. Intanto che sul terreno proprio dell ’ energia hanno fatto molti passi in avan ti, per usare la definizione di Fieschi 2 e nonostante il suo scetti cismo, quei dati fondamentali «non opinabili, né facilmente modificabili» derivanti da una impostazione «razionale» e «scientifica» del problema. Il fatto è significativo; la questione energetica rappresenta forse l ’ unico tentativo, operato da forze diverse e diversamente collocate, di costruzione di una «coscienza scientifica di mas sa», naturalmente nei versanti positivi ed anche in quelli stru mentali e negativi (la neutralità evidentemente non può esistere nemmeno su questo terreno e tanto meno su questo). Senza sot tovalutare l ’ enorme lavoro ancora da compiere, i risultati rag giunti dove il dibattito tende ad assumere dimensioni di massa indicano le grandi potenzialità di azioni politiche strettamente intrecciate a costruzioni culturali-scientifiche. Secondo: mentre opera una tendenza all ’ unificazione ed alla precisazione delle proposte, cresce invece il divario tra pre cipitare, per molti versi drammatico e denso di pericoli, della crisi energetica e capacità da parte dei paesi industrializzati di mettere in atto politiche e scelte di governo per fronteggiare la crisi. Fatto ancora più rilevante: questo avviene in particolare in Italia, dove l ’ energia è caso emblematico, ma non unico, di incapacità di governo delle forze che oggi lo compongono, ma anche nella generalità dei paesi industrializzati, a partire dagli Stati Uniti. Di fronte alla crisi energetica saltano meccanismi interni e di regolazione dei rapporti internazionali; vantaggi settoriali e nazionali che ne derivano, discrepanze temporanee tra accele razione dei processi che sono alla base della crisi e capacità di adattamento e di risposta non sono sufficienti a giustificare questo stato di cose. Anche le forze dominanti sono costrette a riconoscere il rapporto strutturale che intercorre tra crisi energetica e crisi ge nerale; a questo proposito le conclusioni del rapporto «Interfu- turs» dell ’ OCSE sono chiare: i limiti esistenti alla crescita eco nomica non derivano, perlomeno in tempi ragionevoli, dalla scarsità di risorse fisiche, ma da inceppi istituzionali e politici (la struttura dello stato e del mercato) e, solo poi, economici. Ma questo genera immobilismo e più di recente avventurose tentazioni di restaurare i precedenti equilibri. I vecchi strumenti non appaiono più facilmente utilizzabi

2 R. F ieschi , Razionalità e governo della ricerca: lo scenario energetico, «Problemi della Transizione», n. 1/1979, p. 88.

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