Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
La nuova generazione operaia è «socialmente e cultural mente diversa da quelle precedenti, formata e cresciuta nel tes suto metropolitano, socializzata nei circuiti della scolarizzazio ne di massa, dotata quindi al momento del suo ingresso in fab brica di una precisa identità e di un solido bagaglio di modelli comportamentali strutturati interamente sulla centralità delle pratiche riproduttive esterne all ’ universo produttivo di fabbri ca»; essa appare portatrice di «identità e valori maturati all ’ esterno del dominio della produzione di fabbrica, ad esso tendenzialmente contrapposti e con esso incompatibili, cioè non realizzabili e non mediabili all ’ interno della sfera del lavo ro produttivo» 7 . Queste modificazioni strutturali comportano valenze di verse riscontrabili negli stessi atteggiamenti e comportamenti delle nuove generazioni di fronte alla questione energetica ed alla base del difficile rapporto tra queste e classe operaia, ma tendenzialmente proiettabili all ’ interno stesso di quest ’ ultima. L ’ equivalenza energia-lavoro non è solo un principio fisico, es sa si trasmette attraverso il meccanismo produttivo all ’ interno delle forze sociali e determina analogie di atteggiamenti che so no immediatamente verificabili nel tipo di movimenti sorti sul la questione energetica. Così come vi sono state identificazioni meccaniche ener gia-sviluppo e la stessa classe operaia «lottando contro il pro prio sfruttamento» ha partecipato «in qualche misura (ampia negli USA, più transitoria in Inghilterra e in Francia, minore in Italia) alla spoliazione delle risorse di altri popoli coevi, o all ’ impoverimento delle possibilità di vita delle future genera zioni» 8 , oggi l ’ «estraneità» rispetto al processo produttivo de termina da parte di strati delle nuove generazioni una visione altrettanto unilaterale: l ’ energia prevalentemente se non esclu sivamente nella demensione sociale e territoriale e quindi nel suo impatto con l ’ ambiente o come bene di consumo al pari di altri od ancora, con un ritorno di tentazioni luddistiche, stru mento che contribuisce, nel momento in cui sostituisce lavoro, a perpetuare la condizione di emarginazione rispetto al proces so produttivo. Questo tentativo, perché di questo si tratta, di individuare l ’ esistenza ed il tipo di basi strutturali di movimenti caratteriz zati anche da forti elementi «sovrastrutturali» si giustifica in re lazione alla necessità di individuare le difficoltà «soggettive» incontrate dal movimento operaio nell ’ affrontare taluni aspetti della tematica energetica e dei movimenti che ne sono nati, ma anche in altre direzioni.
privato e le basi ecologiche che lo sostengo no», in // cerchio da chiudere, Milano 1977, p. 257.
7 M. B errà e M. R evelli , La fabbrica ne gata, «Sapere», n. 821; v. anche V. C a pecchi , Disoccupazione giovanile e rap porto scuola-lavoro: mutamenti strutturali e nuovi valori, «Problemi della Transizio ne»^. 2/1979. 8 G. B erlinguer , L ’ uomo d ’ oggi tra pro gresso e regressione, «Critica Marxista», n. 1/1978, p. 74. C ommoner riferendosi specificamente alla situazione degli USA afferma: «l ’ effetto-tampone temporaneo del “ debito alla natura ” rappresentato dal la degradazione ambientale nel conflitto tra imprenditore e salariato che, raggiun gendo ora i suoi limiti, potrebbe rivelarsi in tutta la sua violenza» e rivelare le «gravi in compatibilità tra il sistema imprenditoriale
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