Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
5. L ’ analisi della crisi energetica, di quella ecologica e del le materie prime, nelle loro determinazioni internazionali ed in terne, sono forse la base più solida, l ’ elemento più razionale a sostegno della proposta dell ’ austerità. Senza alcuna schematica riduzione dell ’ una all ’ altra, è difficile negarne la reciproca coe renza. Nei fatti però non avviene così; mentre la prima trova con sensi e suscita anche partecipazione attiva, sulla seconda non sono poche le difficoltà; ci si riferisce non tanto alle difficoltà di traduzione concreta, ma ad una difficoltà più estesa, sia interna sia esterna, a far propria ed a utilizzare come strumento politi co questa tematica. Sappiamo bene che tra analisi e proposte passano sempre mediazioni complesse culturali, sociali e politiche e poi l ’ azione concreta dell ’ avversario; di questo si è già molto parlato. L ’ austerità non può essere un fine, può essere uno stru mento, può indicare un processo (e già questa distinzione non sempre è stata chiara); ma termini quali strumento, processo, transizione, oggi assai utilizzati, richiedono fini determinati, altrimenti si sgonfiano su se stessi. L ’ austerità, così come è stata definita, è oggi una proposta sufficientemente determinata nei fini? Quale significato concre to viene dato al termine nuovi valori o qualità della vita che ne sono componente essenziale? Se il termine eguaglianza sociale, che ne è l ’ altra compo nente essenziale, è facilmente comprensibile ed anche determi nabile quantitativamente (fa comunque parte del senso comune di larghe masse), non altrettanto si può dire per i termini «nuo vi valori» o «qualità dela vita», che presuppongono ad un dato livello dello sviluppo (solo storicamente determinabile), la pro gressiva sostituzione del continuo aumento di beni materiali con uno sviluppo culturale e delle esigenze e delle capacità umane più intime e più creative o in altri termini la rottura tra bisogni prodotti da un dato sviluppo e loro modo di appagarli. Ma a questo punto si determina la difficoltà. Può tornare utile, per spiegarne le cause, l ’ esempio del Timpanaro in relazione al modo di vivere tra struttura-sovra struttura e natura di una certa parte del marxismo. «La posizione del marxista, certe volte, sembra simile a quella di chi, standosene al primo piano di una casa, dicesse all ’ inquilino del secondo piano: — Lei crede di essere autono mo, di reggersi da solo? Si sbaglia! Il Suo appartamento si regge solo perché poggia sul mio, e se crolla il mio, crolla anche il Suo — ; e viceversa all ’ inquilino del pianterreno: — Cosa pre tende Lei? si sorreggere, di condizionare me? Povero illuso! Il pianterreno esiste solo in quanto è il pianterreno del primo pia no. Anzi, a rigore, il vero pianterreno è il primo piano, e il Suo appartamento è solo una specie di cantina, a cui non si può ri conoscere vera esistenza — . A dire il vero, da parecchio tempo i rapporti tra il marxista e l ’ inquilino del secondo piano sono sensibilmente migliorati, non perché l ’ inquilino del secondo piano abbia riconosciuto la propria “ dipendenza ” , ma perché il marxista ha molto diminuito le sue pretese, ed è arrivato ad ammettere che il secondo piano è in larghissima misura auto nomo dal primo, o, se non altro, che i due appartamenti “ si sorreggono a vicenda ” . Ma verso l ’ abitatore del pianterreno il
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