Problemi della transizione 1980

Crisi energetica

disprezzo si è fatto sempre più pronunciato» 10 11 . Se un tempo la estrema lentezza dei ritmi evolutivi biologi ci non andava presa «storicamente» in considerazione a fronte della ben più rapida modificazione dei rapporti sociali e dello sviluppo delle forze produttive, oggi l ’ elemento «passivo» della natura, la natura non ancora umanizzata, i condizionamenti che essa determina sugli uomini come individui e come società, si trasformano in tasselli essenziali anche all ’ interno dei rappor ti economico-sociali. Da un lato i pericoli di ecocatastrofe, di-distruzione accele rata delle risorse naturali, di una vera e propria regressione umana, che mettono in discussione non solo la qualità della vi ta, ma ormai la sua stessa quantità 11, dall ’ altro una crescita an che soggettiva di esigenze individuali e collettive, valenze diver se di uno stesso sviluppo e della sua crisi, indicano che storia della natura e storia della società vanno intersecandosi con conseguenze imprevedibili. Di questo il movimento operaio stenta a prendere atto. Non meraviglia quindi che atteggiamenti di sconcerto e di disappunto siano emersi allorché sono affiorate le tematiche del «personale» o il ritardo con il quale si vanno compiendo passi in avanti rispetto ai temi dei limiti dello sviluppo, della crisi energetica ed ecologica. La distinzione tra quantità e qualità dello sviluppo, se non ulteriormente specificata, può creare ulteriori equivoci; quanti tà e qualità non sono separabili (non solo in omaggio alla pri ma legge della dialettica), anche se il loro legame non è biuni voco (ad una data quantità non corrisponde una ed una sola qualità e viceversa). Il rischio è di passare da una metafisica dello sviluppo a quella del non sviluppo attraverso una sua in determinazione rispetto al concetto di forze produttive; si trat ta piuttosto, fermo restando il termine sviluppo, di attribuire al concetto di «forze produttive» un significato più estensivo in modo da inglobare oltre all ’ uomo lavoratore, alle risorse tecni che e naturali già impiegate nella produzione, anche la natura non ancora utilizzata e l ’ uomo stesso naturale con i suoi biso gni vitali o culturali-vitali. Le implicazioni sul piano teorico e pratico sono molte e meritano più adeguate riflessioni. E possibile oggi, ed in che modo, ricongiungere studio dell ’ uomo storico e dell ’ uomo naturale e dare un fondamento materialistico al «mondo dei valori»? E possibile definire stori camente qualità della vita e determinarne anche gli aspetti quantitativi? E possibile cominciare ad usare altri parametri ed altri indicatori per indicare lo sviluppo? Quale senso ha ancora utilizzare reddito globale o pro-capite per indicare il livello di sviluppo? Le tematiche dell ’ energia e dell ’ ambiente possono di nuovo tornare utili. Esistono analisi, anche quantitative, che indicano come si 10 S. T impanaro , Considerazioni sul ma terialismo, «Quaderni Piacentini», n. 28, 1966.

11 Ad es. la mortalità maschile nelle età medie della vita delle popolazioni che abi tano in grossi centri urbani ed in particola re degli operai tende ad essere stazionaria o ad aumentare.

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