Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

possa parlare di sviluppo di alcuni settori solo grazie al fatto che i costi di distruzione delle risorse naturali ed ambientali so no stati socializzati e considerati come diseconomie esterne al processo produttivo. Peraltro si ha la verifica opposta; la «internalizzazione» dei costi ambientali determina ormai conseguenze economiche dirette; la forte diminuzione di produttività in alcuni settori in dustriali, ed anche media, negli Stati Uniti viene in parte ricon dotta all ’ applicazione delle leggi anti-inquinamento; l ’ applica zione della legge Merli determina interessi anche economici ad una modifica dei cicli ed al recupero e riciclo dei rifiuti. Ma quando si passerà, anche in campo economico, dal concetto di risanamento e riequilibrio a quello di prevenzione? Il costo delle risorse non rinnovabili, può oscillare tra zero ed infinito, a seconda dei criteri politici che si adottano; è pos sibile ancora fare riferimento al puro prezzo di mercato? Se si adottasse la definizione di forze produttive sopra enunciata già oggi saremmo probabilmente in presenza di uno «sviluppo zero». Perché non renderlo evidente? La semplice determinazione delle conseguenze ambientali e sociali ed i loro costi economici, operazione oggi possibile, può essere uno strumento culturale e politico essenziale per svi luppare quella iniziativa sui consumi che è oggi obbligata dalla crisi, ma anche terreno da privilegiare per la costruzione di una programmazione democratica. Senza innescare questi processi sarà assai difficile superare quella «confusione» determinata da intrecci « soggettivi-ogget- tivi», della quale parlavamo all ’ inizio, non far identificare au sterità con compressione dei bisogni (non importa a questo punto come storicamente determinati) ed evitare infine che le tensioni che oggi si producono nel rapporto tra uomo, natura e società vadano ad alimentare risorgenti vitalismi e nuove fughe metafisiche. 6. Da queste riflessioni derivano alcune conseguenze. Una risposta alla crisi energetica deve necessariamente contemperare due esigenze: rispondere e con la massima urgen za ad una situazione di emergenza dai contorni già drammatici; definire una prospettiva di lungo periodo che implica processi culturali e politici complessi: costruzione di una nuova cultura dello sviluppo, ridefinizione dello stesso termine sviluppo e del per che cosa serve l ’ energia, delineazione in definitiva dei con torni di un futuro del quale possono essere intravisti alcuni ele menti, ma la cui esatta fisionomia rimane largamente incerta. Le due esigenze sappiamo essere non facilmente riunificabili; gli stessi termini emergenza-prospettiva assumono in campo energetico significati diversi da quelli abituali in relazione ai tempi indispensabili per indurre le profonde modificazioni ne cessarie nelle strutture energetiche. L ’ aumento dei costi dell ’ energia opera invece da subito e determina conseguenze laceranti in tutto il tessuto economico, sociale e produttivo. Le forti tensioni presenti nei rapporti internazionali accre scono poi la tendenza ad un uso «politico» delle fonti energeti che con conseguenze imprevedibili sulla futura disponibilità delle fonti stesse.

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