Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
estremistico — sono sostanzialmente superati nell ’ insieme delle posizioni espresse dal movimento operaio, i loro residui pesano ancora quando si affrontano singoli aspetti e problemi. Essi an zi, a ben vedere, si traducono entrambi nello stesso atteggia mento pratico: quello di sottovalutare lo spessore culturale e politico del problema dell ’ insediamento storico, di considerarlo quindi marginale e meramente «tecnico», e perciò affrontabile al di fuori di una visione e una strategia unitaria; di delegare, in definitiva, il compito di fare i conti con tale questione a «tecni ci» ed «esperti», la cui autonomia ha possibilità di esplicarsi solo entro gli angusti spazi avaramente concessi o dalle esigen ze quotidiane del «gioco del potere» (che nella posizione op portunistica tende a divenire la categoria dominante dell ’ azione politica) o dalla unica necessità di contrapporsi frontalmente all ’ avversario di classe per preparare, sul terreno sociale ed eco nomico, le condizioni per il superamento definitivo, e istanta neo, del sistema capitalistico-borghese. E tuttavia, nonostante la residua presenza di quei «limiti storici» si è venuto ad enuncleare, nel nostro Paese, un insieme di princìpi, obiettivi, metodi e strumenti nel quale comincia a delinearsi una nuova «cultura dei centri storici». Ciò è avvenu to, in particolare, nel corso dell ’ azione di governo negli enti lo cali, là dove l ’ apporto dell ’ elaborazione culturale si è dovuto confrontare non solo con i problemi concreti della realtà, ma soprattutto con le esigenze, gli interessi, le prospettive (e anche i limiti) della politica delle organizzazioni del movimento ope raio. Si può dire che, in tal senso, gli enti locali governati dalle forze della sinistra siano stati, e continuino ad essere, un singo lare «laboratorio» nel quale, su determinati problemi, si speri menta la capacità delle organizzazioni della classe operaia di acquisire, rielaborare e produrre una cultura omogenea agli in teressi di cui sono portatrici e, contemporaneamente, la capaci tà della «cultura specialistica» di verificare la coerenza dei pro pri strumenti con tali interessi e di renderli adeguati all ’ obietti vo della trasformazione della società. 3. Nell ’ affrontare il problema dell ’ assetto urbano e terri toriale una cultura omogenea con l ’ obiettivo storico della tra sformazione della società, e che voglia contribuire operativa mente al processo di trasformazione, deve preliminarmente af frontare due questioni, rispondere a due domande. In primo luogo, perché, in che senso e in che termini va criticamente rac colta e sviluppata l ’ esigenza, prodotta dalla cultura omogenea al sistema capitalistico-borghese, della conservazione dell'as setto fisico dell ’ insediamento storico? Perché e come, in altri termini, va affrontato il problema del rapporto del presente con la storia nella concretezza delle operazioni che si esercitano sull ’ assetto urbano e territoriale? E in secondo luogo, poi, per ché e come opporsi alle trasformazioni sociali e funzionali pro dotte dall ’ evoluzione capitalistica nell ’ insediamento storico, e quali trasformazioni, viceversa, stimolare e governare? Perché e come, in altri termini, va affrontato il problema del rapporto della società con le «forme storiche» dell ’ insendiamento? Per tentar di contribuire alla formazione di una risposta adeguata ad entrambi questi interrogativi conviene ricordare che la città è, in generale, il prodotto dell ’ accumulazione stori
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