Problemi della transizione 1980
Insediamento storico e classe operaia
c a di una società. In essa quindi viene in qualche modo cristal lizzato, e può essere rivissuto e sviluppato, il processo dialetti co mediante il quale la società si è via via sviluppata nei suoi as setti, e il modo nel quale le classi sociali hanno via via espresso (o subito) la loro collocazione nell ’ «equilibrio» della società. In essa, perciò, è leggibile (o, meglio, può divenir leggibile con la mediazione della cultura specialistica) il modo in cui i rapporti sociali, e i rapporti di produzione, hanno concretamente dato luogo a determinate configurazioni spaziali, a determinati as setti fisici, e quindi a una determinata cultura. Se ciò è vero in generale, lo diviene poi in modo particolar mente rilevante, e acquisendo particolare spessore, in quelle parti del territorio nelle quali l ’ accumulazione storica ha assun to maggiore intensità: nei «centri storici» e nelle «città stori che» quindi, emergenze dell ’ organizzazione funzionale del ter ritorio, ma anche in quelle aree nelle quali l ’ accumulazione sto rica si è esplicata in relazione a finalità produttive (il «paesag gio agrario», acutamente indagato da Emilio Sereni, la cui in terpretazione, conservazione e utilizzazione non pone problemi sostanzialmente diversi da quelli dei «centri storici»). Ecco, allora, un primo motivo, una prima ragione dell ’ esi genza della conservazione dell ’ assetto fisico dell ’ insediamento storico, e, insieme, una prima differenza tra il modo di affron tare il problema omogeneo a una «nuova cultura della città» e quello omogeneo alla cultura tradizionale. L ’ insediamento sto rico va conservato anzitutto perché è un bene collettivo; ma la sua qualità, la ragione del suo valore non sta solo né tanto nel fatto che i «valori estetici» in esso presenti e la loro «unicità» ne fanno un elemento di particolare «preziosità», né tanto me no perché in esso sono presenti singolari «oggetti», «monu menti», ma soprattutto ed essenzialmente perché esso costitui sce, nel suo insieme, un bene economico in quanto prodotto materiale di un ’ accumulazione storica, del lavoro di una socie tà, e un bene culturale in quanto luogo della storia e dei conflit ti di quella società. Un bene quindi, e in definitiva, in cui la ra gione e i modi della conservazione sono dettati dall ’ esigenza della nuova classe egemone di impadronirsi del prodotto socia le (della propria eredità materiale) e di imparare la lezione della storia che l ’ ha generata (la propria memoria storica). 4. Sebbene le ragioni, le finalità e i modi della conserva zione dell ’ assetto fisico dell ’ insediamento storico siano in linea di principio indipendenti dalla particolare forma nella quale è avvenuta l ’ accumulazione storica, e siano perciò ugualmente applicabili (come si è accennato) ai «centri storici» e al «pae saggio agrario», alle «città» e alla «organizzazione territoria le», sembra condivisibile l ’ affermazione di Leonardo Benevolo, criticamente riferita da Campos Venuti, secondo la quale oggi, in Italia, il centro storico «è il luogo da cui partire per riorga nizzare il resto». Ciò, ovviamente, non (come Campos Venuti teme) nel senso di «isolare i centri storici dalla strategia genera le per un ’ alternativa urbanistica», ma proprio perché, ai fini appunto di una simile strategia, di una strategia omogenea con gli interessi del superamento del sistema capitalistico-borghese, i centri storici appaiono, per più d ’ un motivo, come i punti ai quali è necessario ed è prioritario riferirsi per invertire dalle
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