Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
fondamenta il processo di degradazione del territorio che è in atto. E i motivi della necessità e priorità d ’ un simile approccio non stanno solo nella circostanza che — come si è accennato — vi è un «ritorno» degli interessi capitalistici dalle «espansioni» delle periferie ai «luoghi centrali» delle città, e che quindi oc corre contrattaccare per non essere battuti; né solo nel fatto che i centri storici, mentre presentano particolari difficoltà d ’ inter vento, sono stati tradizionalmente trascurati dall ’ azione politi ca, tecnica ed amministrativa, e quindi richiedono un forte re cupero per superare i ritardi accumulati. Essi stanno anche in una ragione più di fondo, che attiene al processo di formazione storica del nostro territorio, e che, insieme, detta gli indirizzi di fondo di un ’ azione volta alla riappropriazione dell ’ insediamen to storico e suggerisce i metodi con i quali intervenire. In realtà, nei centri storici il cui impianto si è determinato prima della rivoluzione borghese e sui quali quest ’ ultima ha poi inciso, l ’ analisi storica permette di riconoscere una particolare trasformazione: quella, tipica della fase capitalistico-borghese, che è consistita nella distruzione del legame tra società e am biente che caratterizzava gli assetti economico-sociali prece denti, e nella sostituzione a esso di un nuovo rapporto, omoge neo al nuovo «regime». Così, mentre prima della rivoluzione capitalistico-borghese la città era non solo — come si è detto — prodotto, ma anche proprietà e oggetto d'uso collettivo dei suoi abitanti, con lo storico affermarsi della rivoluzione bor ghese il carattere intrinsecamente collettivo e sociale della città viene dissolto e negato. La parcellizzazione indiscriminata del suolo, la trasformazione dei «lotti» in merci, e quindi poi, e di conseguenza, il gioco economico dei valori immobiliari, le tra sformazioni funzionali, l ’ espulsione degli abitanti originari e la loro «periferizzazione», la mutazione del rapporto tra classi so ciali e localizzazioni, insomma tutto l ’ insieme del processo che ha condotto alla fenomenologia dei problemi che oggi la classe operaia si trova ad affrontare quando assume il compito di in tervenire nell ’ organizzazione del territorio, tutto ciò trova ap punto la propria radice nt\V appropriazione privatistica della città frantumata da parte dei membri della classe che è divenuta egemone con l ’ affermarsi della produzione capitalistica. Ecco, a nostro avviso, la ragione di fondo che determina la necessità di assumere il centro storico come «il luogo da cui partire per riorganizzare il resto»: per affrontare il problema della «strategia generale per un ’ alternativa urbanistica» parten do dal luogo nel quale più direttamente e più intensamente si può cogliere — non solo con l ’ analisi, ma anche con l ’ azione — il nodo centrale del groviglio dei problemi che l ’ evoluzione ca pitalistica ha provocato, e che l ’ antagonista storico della bor ghesia ha assunto il compito di dipanare e risolvere. 5. Ma se il complessivo processo storico detta le ragioni della priorità del problema dei centri storici, esso suggerisce an che, come si è detto, i modi con i quali su quel problema si deve intervenire. Riferirsi a quel processo storico permette intanto di individuare, innanzitutto, una finalità e una chiave di lettura essenziali per approdare a un metodo nuovo: a un metodo che superi definitivamente quelle teorie e quelle prassi che hanno
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