Problemi della transizione 1980
Insediamento storico e classe operaia
condotto (e ancora conducono) a operazioni di mera facciata, di superficiale imbellettamento, di pedissequa e formale con servazione (e di sostanziale necrofilia) tipiche della fase ideali stica dell ’ intervento sui centri storici. La finalità, per quanto si è detto, non può esser che quella di trovare i modi — le politiche e le tecniche — mediante i quali sia possibile superare gli effetti della lacerazione borghese tra città e società, e quindi essenzialmente promuovere la riappro priazione della città medesima da parte della società e della classe che in essa oggi lotta per divenire egemone. È una finali tà — giova sottolinearlo subito — che non può essere raggiunta in termini fisicistici e immediati ma solo tendenzialmente; che non può essere configurata come «restaurazione» dei rapporti sociali e proprietari che preesistevano alla rottura borghese, ma solo in funzione dei rapporti della società di oggi e di domani; e che — conviene ribadirlo — non può esaurirsi nell ’ ambito di porzioni, sia pur significative ed essenziali, del territorio, ma deve investire l ’ intero processo di modificazione dell ’ assetto territoriale e urbano. La chiave di lettura è quella che consente di non soffermar si sull ’ epidermide dei «valori» e delle «qualità», di non utilizza re le distinzioni tipiche dell ’ ottica idealistica (bello-brutto), o economicistica (tecnologia ricca-tecnologia povera), o monu- mentalistica (eccezionale-normale), ma di centrare invece l ’ at tenzione sulla struttura interna del processo di progettazione- -costruzione-utilizzazione della città e delle sue parti, indivi duando all ’ interno di tale processo, e mediante la sua lettura e interpretazione, gli elementi fisici peculiari nei quali si è mani festata, si è conservata e può essere riappropriata la città come prodotto storico. Certo, una simile chiave di lettura (che è quella che dà luo go alla cosiddetta «analisi tipologica»), per essere applicata in coerenza con la finalità cui dianzi si accennava, non può essere assunta in termini esclusivi, non può da sola divenire il meto do. I suoi risultati — i risultati dell ’ analisi tipologica — devono incrociarsi con quelli della lettura della struttura sociale ed eco nomica della città. Il metodo di lettura, interpretazione, pro gettazione deve essere tale da consentire non solo la risarcitura delle lacerazioni inferte dallo sviluppo capitalistico sull ’ insedia mento storico, non solo la riappropriazione e la ricomposizio ne della memoria storica costituita dal tessuto urbano preindu striale, ma anche la corretta funzionalità dell ’ insediamento in relazione alla domanda sociale presente. Ma per chiarire una simile affermazione, potrà essere utile riferirsi alla specifica esperienza di lavoro che è in atto presso il Comune di Venezia. 6. A Venezia, la nuova amministrazione di sinistra for matasi in seguito alle elezioni del 1975 si è trovata a gestire una serie di strumenti urbanistici, molto confusi e del tutto tradizio nali e obsoleti, ereditati dalle passate maggioranze di centro sinistra. Nel corso della gestione di tali strumenti urbanistici, e in particolar modo nella formazione dei piani urbanistici di dettaglio del centro storico (i cosiddetti «piani di coordinamen to»), si è via via venuti a mettere a punto un metodo che ha una portata più generale e che, se l ’ elettorato confermerà l ’ attuale maggioranza, verrà impiegato nei prossimi anni per rielaborare
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