Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
domanda aggregata del sistema ed hanno al tempo stesso dato luogo a realtà sociali che poco hanno a che vedere con la situa zione di 10-15 anni addietro, anche se rimangono vaste sacche di emarginazione e di miseria soprattutto nel Mezzogiorno. Tutto ciò non consente certamente di parlare di una diffusa ar retratezza del settore, ma non può tuttora far considerare supe rato questo problema. E ciò per diversi ordini di motivi. In primo luogo il basso standard di vita sociale, l ’ isola mento delle campagne, la scarsa possibilità di usufruire dei ser vizi civili necessari se non con radicali spostamenti di residenza sono stati motivi che hanno agito alla pari di quelli economici nel determinare l ’ esodo dall ’ agricoltura (e non bisogna dimenti care che questo è stato, ed è tuttora, in assoluto e in relativo più forte nel Centro-Nord che nel Mezzogiorno). Certo ormai non in tutto il territorio agricolo del paese esistono, e non sempre nella stessa misura, le potenzialità per reggere a processi di rin novamento, ma quello del miglioramento delle condizioni di vita nelle campagne è un passo obbligato per procedere nella ri mozione dell ’ arretratezza storica dell ’ agricoltura, che pertanto non va vista solo sotto l ’ aspetto tecnico. Per quanto riguarda quest ’ ultimo, in secondo luogo, è ben noto come il livello tecnologico del settore primario sia forte mente differenziato sul piano territoriale ed aziendale. La mo derna letteratura economico-agraria, soprattutto in quest ’ ulti mo periodo, ha notevolmente approfondito i motivi a monte e quelli più propriamente attinenti alle forme di conduzione e di organizzazione del processo produttivo a livello aziendale, mo tivi che configurano una situazione di «dualismo tecnologico» come caratteristica di fondo dell ’ agricoltura italiana 16 . Questo dibattito, tuttora in sviluppo con recenti contributi, forse rima ne ancora chiuso in ambienti accademici mentre dovrebbe esse re più largamente diffuso 17 . Le implicazioni maggiori contenute in questa discussione rendono chiaro che non bisogna guardare all ’ arretratezza solo nel senso dell ’ impiego quantitativo di mezzi tecnici presenti sul mercato. Infatti l ’ uso degli inputs può essere squilibrato e scor retto in rapporto alla quantità ed al tipo di risorse naturali di sponibili (operazioni colturali controindicate alle esigenze di conservazione del suolo con conseguenze di dissesti, dilava mento del terreno, perdita di fertilità, ecc.).; O, ancora, una più alta quantità di mezzi tecnici non è detto che corrisponda alle esigenze dei diversi tipi di aziende: nell ’ azienda contadina è stato spesso provato l ’ uso antieconomico di mezzi tecnici, un eccesso di capacità in confronto alle dimensioni economiche e di superficie, la non corrispondenza dell ’ uso intensivo di mac chinario rispetto alle disponibilità di lavoro presenti in azienda. È stato a questo riguardo giustamente affermato 18 che il sentie ro tecnologico dell ’ agricoltura italiana, per gli specifici interessi dell ’ industria tendenti ad omogeneizzare al massimo la produ zione per uso agricolo a quella per uso industriale, ha favorito
16 M. D e B enedictis , Dualismo tecnolo gico e progresso tecnico nell'agricoltura italiana, AA.VV., Crisi dell ’ agricoltura e ricerca, Bari 1977. 17 Ad esempio vedi i contributi più recenti di discussione su «La Rivista di Economia Agraria» ed in particolare gli interventi di
M. D e B enedictis , V. C osentino (n. 2, 1976); M. G orgoni (n. 2,1977); G. A ma - dei , M. P agella , L. J acoponi (n. 2, 1979). 18 G orgoni , Problemi inerenti alla intro duzione di nuove tecnologie, La Politica agraria in Italia cit.
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