Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
integralmente gli strumenti urbanistici della città. Questo metodo ha le sue premesse culturali e politiche nel le considerazioni che si sono fin qui esposte. Esso assume, co me essenziale esperienza di riferimento, quella compiuta per l ’ intervento nel centro storico di Bologna; ovviamente, poiché è successivo a tale esperienza, esistono le condizioni oggettive perché esso possa costituire un passo avanti sulla strada aperta dal «caso bolognese». Esso è basato, in sostanza, sul confronto e sulla composi zione dei risultati di quei due essenziali filoni d ’ analisi cui pri ma si accennava: l ’ analisi storico-tipologica e l ’ analisi economico-sociale, entrambe finalizzate, nel loro rapporto, a determinare le caratteristiche dell ’ incontro tra l ’ offerta e la do manda di spazi. In un tessuto urbano esistente Vofferta di spazi è sostan zialmente determinata dai manufatti edilizi esistenti, meno ciò che è necessario demolire e più ciò che è opportuno costruire o ricostruire compatibilmente con gli obiettivi culturali e politici che ci si propone di raggiungere. E la domanda di spazi è so stanzialmente determinata dalle funzioni e attività esistenti, meno quelle che è opportuno e possibile trasferire e più quelle che è necessario ospitare e promuovere. È evidente che sia l ’ una che l ’ altra, sia Vofferta che la domanda, non danno luogo ad aggregazioni omogenee, a mere quantità. Così, Vofferta — in un tessuto urbano esistente — non è costituita da volumi indifferenziati e indifferenziatamente di sponibili a essere usati per ogni funzione e attività; essa sarà co stituita da immobili classificabili in relazione alla funzione, o alla gamma di funzioni, che ciascuno di essi è disponibile a ospitare. Per fare alcuni esempi, un «contenitore» originaria mente progettato e costruito per ospitare un convento, può og gi essere utilizzato per la scuola, o un museo, o un albergo, o un ufficio; un palazzo signorile può essere utilizzato come uffi cio, o come sede per un ’ istituzione culturale, o come residenza di lusso, o come residenza di tipo normale. Ed è evidente che la gamma delle utilizzazione per cui ogni categoria di immobili può divenir disponibile è più o meno ampia a seconda che i vin coli alle trasformazioni edilizie e urbane siano più o meno rigi di: un vincolo che si limiti alla conservazione dei volumi esi stenti, consentendo qualunque trasformazione edilizia, renderà i «contenitori» disponibili per ogni possibile utilizzazione, mentre un vincolo di conservazione integrale di ogni elemento fisico delle strutture edilizie renderà gli spazi idonei a un nume ro molto modesto di utilizzazioni. E la domanda, d ’ altre parte, pone esigenze diverse in ter mini di spazi a seconda che sia domanda di scuole e altri servi zi, o di attività produttive, o di residenze. E ciascuna di queste categorie è a sua volta disaggregabile in relazione alle più speci fiche esigenze che pone. Per esemplificare ancora una volta, la domanda di alloggi è articolabile a seconda delle dimensioni dei nuclei familiari, la domanda di servizi a seconda delle diver se «richieste» che i diversi servizi pongono in termini di spazi, e così via. 7. Queste precisazioni consentono di comprendere l ’ utili tà, e la coerenza con le premesse culturali e politiche che si sono
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