Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

strutturali (ma non necessariamente per la «veste architettoni ca»), sia di lasciar liberi quei lotti utilizzandoli per dei giardini pubblici. E, per fare l ’ esempio opposto, l ’ individuazione di uni tà edilizie chiaramente spurie e posticce rispetto alla trama sto rica può comportare la loro demolizione, per ricostituire il tes suto originario, o la loro conservazione. Nell ’ uno o nell ’ altro caso la scelta sarà in una direzione o nell ’ altra a seconda che la domanda sociale esprima come prioritaria un ’ esigenza di spazi per l ’ abitazione (ed è questo il caso più frequente nei centi stori ci italiani, e certamente a Venezia e a Bologna) o un ’ esigenza di spazi liberi e aperti non localizzabili altrove. E così, per fare un esempio ancora più specifico, a Venezia (come in altre città italiane) esistono numerosi palazzi che era no storicamente la sede della residenza e degli affari delle gran di famiglie della borghesia mercantile. Se l ’ analisi storico tipologica consente di individuare quali sono gli elementi essen ziali che vanno conservati o ripristinati, all ’ interno di quel vin colo è possibile utilizzare gli spazi per realizzare uffici, o biblio teche, o alberghi, o residenze di lusso, oppure — mediante tra sformazioni all ’ interno della maglia dei vincoli — residenze di tipo normale (dove ad esempio i grandi «saloni passanti» di vengano locali di soggiorno comuni a più appartamenti). E evi dente che la scelta tra queste diverse soluzioni, entro un ’ impo stazione coerente con l ’ affermazione del carattere di bene col lettivo del centro storico, dipenderà dalle caratteristiche della domanda sociale; e quindi, in un caso di questa specie, il Co mune di Venezia aveva programmato l ’ uso per «case di rota zione» (o «case parcheggio») di uno di questi palazzi che si era reso disponibile. Entro un ’ impostazione privatistica, viceversa, questo tipo di utilizzazioni viene scoraggiato a favore di desti nazioni più lucrose: nel caso specifico, le regole della conserva zione più ottusamente tradizionalista hanno impedito la realiz zazione del progetto comunale. 9. Benché necessariamente incomplete e frammentarie (e quindi probabilmente anche poco chiare per il lettore non «spe cialista») queste considerazioni consentono, almeno a chi le ha svolte, di affermare che la cultura specialistica e le concrete esperienze di lavoro compiute all ’ interno degli enti locali hanno condotto ad elaborare un metodo per l ’ intervento nel centro storico (ma dunque nell ’ insieme dell ’ insediamento storico) che può risolvere il problema del rapporto tra passato e presente, tra storia e società, non solo in termini scientificamente più corretti di quelli della cultura tradizionale, ma anche in modo omogeneo agli interessi e alla funzione storica della classe ope raia. E tuttavia, non basta affermare che un metodo esiste ed è sperimentato in qualche caso per dire che esso può produrre ri sultati efficaci; non basta che esista un metodo potenzialmente capace di indurre le trasformazioni desiderate perché queste trasformazioni effettivamente esistano. Occorrerebbe affrontare, a questo punto, la verifica attor no a due ordini di problemi: se esista, in primo luogo, una suf ficiente volontà politica di affrontare la questione dell ’ insedia mento storico nei termini che si sono indicati; e se esistano, in secondo luogo, gli strumenti non solo metodologici, ma anche tecnico-amministrativi e gestionali necessari per operare nel

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