Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
intervenire sull ’ assetto del patrimonio edilizio storico. Il Parlamento repubblicano ha infatti radicalmente mutato — negli anni ’ 76- ’ 77 - il quadro legislativo, nel senso di rendere gli strumenti disponibili più adeguati agli obiettivi che, nelle pagine precedenti, sono stati sommariamente indicati. Con la legge per l'equo canone non si sono soltanto superati gli ana cronistici e distorcenti blocchi indiscriminati di fitti e dei con tratti (una delle cause, anche se non la principale, del degrado dei centri storici), ma si è soprattutto raggiunto — sul terreno legislativo — l ’ obiettivo di sottrarre la determinazione dei fitti al «libero» gioco del «mercato», costruendo così uno strumen to che può essere manovrato dagli enti elettivi anche per conte nere il livello dei canoni di locazione nei centri storici e contra stare la tendenza all ’ esodo della popolazione. Con la legge Bu- calossi, affermando nella concretezza dei meccanismi l ’ apparte nenza pubblica della facoltà di edificare e trasformare, si sono forniti strumenti agli enti locali mediante i quali possono con trollare e scoraggiare i mutamenti delle destinazioni d ’ uso, e contrastare in tal modo le trasformazioni funzionali dei centri storici. Con il piano decennale per l'edilizia abitativa pubblica, mentre ci si è fatti carico, per la prima volta nel nostro Paese, del finanziamento degli interventi di recupero del patrimonio abitativo esistente, si sono introdotti elementi di superamento di rigidezze tecniche e burocratiche che fino a oggi hanno para lizzato l ’ intervento nei centri storici, e nuovi istituti di notevole rilevanza e potenzialità (come la «convenzione speciale», che consente ai Comuni di assicurarsi la disponibilità di una quota degli alloggi risanati per destinarli a particolari categorie d ’ utenti). I risultati raggiunti non sono certo privi di limiti e contrad dizioni, che sono stati denunciati nel corso stesso della forma zione legislativa e che sono poi vistosamente emersi nella prima fase dell ’ applicazione. Il problema oggi sul tappeto è quello del senso, della direzione delle modifiche da apportare al nuovo quadro legislativo. Vi sono tendenze che sollecitano — pur nel formale rispet to «della sostanza delle conquiste conseguite» — a un depoten ziamento, a un annacquamento, a una revisione riduttiva delle innovazioni introdotte dal Parlamento: tendenze che non emer gono solo dal fronte degli interessi colpiti da tali innovazioni, ma anche da quanti accentuano le preoccupazioni tattiche e pretendono misurare col calibro del risultato elettorale la por tata, le difficoltà e i tempi di una strategia programmatoria e di lungo respiro. E vi sono, viceversa, tendenze che spingono a in dividuare nei limiti, più che negli errori, delle nuove leggi l ’ ele mento da superare per ottenere un impatto con la realtà più coerente con le finalità del disegno riformatore, e che quindi sollecitano a rendere più rigoroso, più coeso, più chiaro un si mile disegno: le proposte dei sindaci delle grandi città per un rafforzamento delle capacità d ’ applicazione dell ’ equo canone contro le pratiche eversive della grande e media proprietà van no in questa direzione, e così le iniziative di quegli enti locali (come il Comprensorio dei comuni dell ’ area veneziana) che ten dono a sviluppare alcune potenzialità implicite nel programma decennale per costruire strumenti d ’ intervento nel patrimonio storico coerenti con le posizioni che si sono espresse in questo scritto.
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