Problemi della transizione 1980

Insediamento storico e classe operaia

11. Ma il ragionamento torna qui a quello che, in definiti va, è il suo tema di fondo. Perché il disegno strategico abbozza to, non senza incoerenze e ambiguità, nel nuovo quadro legi slativo, si completi e dispieghi tutta la sua portata innovativa, è indispensabile che emerga con forza e con rigore una decisa vo lontà politica di assumere la questione della «nuova cultura della città» non come faccenda che possa essere delegata alla «cultura specialistica» o a qualche pattuglia di intelligenti par lamentari, ma come un tema di fondo per la costruzione di una nuova egemonia. E quale migliore terreno, per il blocco sociale che voglia esprimere la propria egemonia, di quello fornito dal tema gran de ed esaltante del recupero della storicità dell ’ insediamento umano? E un tema, indubbiamente, che può essere affrontato con angolature e propositi molto diversi. Può essere affrontato, riduttivamente, secondo una logica di mera ricerca del soddi sfacimento delle esigenze materiali che in esso si esprimono, o secondo quella piattamente «conservazionistica» che fino a qualche anno fa era tipico di organismi come Italia nostra o le Sovrintendenze. Può essere affrontato, però, anche superando i limiti di entrambe queste posizioni e sviluppando la parziale ve rità implicita in ciascuna di esse. Proponendosi, quindi, di as sumere come motore le esigenze sociali calpestate dallo svilup po capitalistico, come obiettivo quello di recuperare la storicità dell ’ insediamento nell ’ interezza del suo spessore strutturale e sovrastrutturale, di leggerlo, interpretarlo e usarlo come pro dotto sociale del lavoro sociale, e come metodo quello oggetti vamente più adeguato a «conservarlo» (e cioè comprenderlo e svilupparlo coerentemente con la sua qualità) in relazione a quell ’ obiettivo. Porre il problema in questo modo conduce facilmente a su perare anche i pericoli, e le contrapposizioni, che Campos Ve nuti esprime nelle ultime righe del suo scritto. Il pericolo della separazione del «centro storico (...) dalla sua matrice urbana e territoriale», poiché unico è il motore, unico l ’ obiettivo e unico il metodo per l ’ insieme dell ’ insediamento storico (o meglio, per il complessivo problema della storicità dell ’ insediamento). E il pericolo di «far intendere la conservazione del centro storico come un fine e non come un mezzo», poiché la «conservazio ne» — nel senso in cui abbiamo adoperato questo termine, e in cui ci sembra che sia stato assunto anche nell ’ esperienza bolo gnese — può divenir «mezzo» solo se il «fine» è tale da com prendere al suo interno anche il recupero della storicità del l ’ insediamento. E ci sembra, per concludere, che porre ed affrontare il pro blema in questo modo sia del tutto coerente non con questa o quell ’ altra «cultura» strumentalmente assumibile dalle organiz zazioni della classe operaia, ma con il ruolo che quest ’ ultima ha caricato sulle proprie spalle: quello cioè di divenire protagoni sta della costruzione di un blocco sociale capace di esprimere e far prevalere gli interessi generali dello sviluppo della società. Di uno sviluppo, quindi, che non neghi né ignori la storia dal cui grembo questa società è uscita, ma la interpreti e la traduca in un nuovo assetto, superiore non perché «successivo», ma perché comprensivo di tutto ciò che di compiuto la storia dell ’ umanità ha prodotto.

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