Problemi della transizione 1980
Per quale agricoltura
innovazioni «risparmiatoci» di lavoro più che di terra, creando quindi condizioni non funzionali a buona parte dell ’ area conta dina comunque, e necessariamente, rimasta coinvolta dalla progressiva ed intensa diffusione delle innovazioni disponibili sul mercato. In questo senso, quindi se rimane ancora l ’ esigenza di por tare ad un livello medio di tecnologia le situazioni ancora di stanti da esso, anche per avvicinare le condizioni dell ’ agricoltu ra italiana a quelle delle altre agricolture europee, si aprono spazi più importanti da esplorare su un versante decisivo: orientare il sentiero tecnologico dell ’ agricoltura italiana ad una riqualificazione e ad una valorizzazione piena del lavoro nelle campagne. Questo non è ovviamente un problema di breve periodo, ma per le implicazioni ed il coinvolgimento di energie e risorse che può sviluppare, richiede un impegno ed un disegno di largo respiro. È un disegno che, intanto, deve proporre un intervento con finalità più immediate come: il recupero e la diffusione di tecnologie già mature tese all ’ incremento delle rese ed al rispar mio di terra, l ’ avvio di una strategia di sviluppo della collina e della montagna, l ’ introduzione di tecniche di allevamento che favoriscano l ’ aumento del rendimento della trasformazione dell ’ energia e delle sostanze proteiche di origine vegetale per al lentare la dipendenza dall ’ estero 19 . Interventi di questo tipo non hanno, evidentemente, tutti una realizzabilità nel breve periodo, ma avviarne gli aspetti or ganizzativi e sollecitarne la realizzazione rappresenta la condi zione irrinunciabile perché abbia credibilità e spazio anche un piano di interventi a più lunga scadenza, capace di dare rispo ste concrete, in una direzione di rinnovamento, all ’ interrogati vo sul come cosa e perché produrre. Ci si vuole, con ciò, riferire alla più pesante arretratezza che, in senso assoluto e relativo, si marca non tanto e non solo nello specifico del processo produttivo agricolo, quanto in quella larga fetta di attività di supporto e complementari a quella agricola, che però sono determinanti non solo nello spo stare il livello di competitività economica di quest ’ ultima, ma anche nel costituire le condizioni di base per forme di organiz zazione del lavoro modernamente finalizzate alla produzione di beni d ’ uso e alla rigenerazione ed al mantenimento delle risorse naturali e dell ’ ambiente, superando gli attuali rapporti di dominio-distruzione nei confronti della natura. Bisogna, cioè, acquisire che le sorti dell ’ agricoltura nel futuro si giocheranno sul piano della scienza: la scienza della riproduzione e dell ’ uso delle risorse energetiche, idriche, climatiche, la scienza della conservazione del suolo e dell ’ ambiente, la chimica, la geneti ca, la scienza dell ’ alimentazione, l ’ informatica, l ’ economia 20 . Ovviamente non bisogna nascondersi i rischi, in verità lontani, di un ’ agricoltura da laboratorio, disegno del tutto irri levante per gli obiettivi di trasformazione propri del movimen
cerca sperimentazione e innovazione tec nologica per lo sviluppo dell ’ agricoltura dell ’ ottobre 1976 i cui atti sono stati pub blicati da De Donato, Crisi dell ’ agricoltura e ricerca cit.
19 Si rimanda ai contributi di A. C arena , M. B uiatti , P. R otili , F. S alamini , pub blicati in La Politica agraria in Italia cit. 20 Su questi argomenti vedi in particolare numerosi contributi presentati in occasione del convegno dell ’ istituto Gramsci dell ’ Emilia-Romagna e del CESPE su Ri
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