Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

rebbe di essere una specie di «Intel» britannico. Il suo staff è di ottima qualità e cerca di mantenersi al passo non solo della produzione dei chips ma anche nel settore delle applicazioni e dei nuovi prodotti. Gli scettici comunque notano che la cifra impegnata è molto ridotta rispetto agli investimenti delle gran di imprese americane (e anche molto ridotta rispetto alle cifre impegnate dallo stesso Stato britannico per lo sviluppo di nuovi armamenti), e che è molto tardi per cominciare. Mentre il par tito laburista e i sindacati appoggiano fino in fondo questo tipo di progetto, il neo-liberista sir Keeth Joseph, Ministro dell ’ in dustria, è chiaramente contrario e preferisce « creare le condi zioni per favorire l ’ iniziativa privata», come egli ama dire (un rischio che nessun altro governo europeo o giapponese ha volu to correre) 17 . Intanto l ’ imprenditore inglese può leggere uno dei tre rap porti sulla tecnologia prodotti nell ’ ultimo anno dal Consiglio governativo per la ricerca e lo sviluppo applicato, o se è una persona con intenzioni serie, può fare domanda per un sussidio governativo a nuovi processi di produzione che impiegano la microelettronica. Fino a 30 domande alla settimana sono at tualmente censite dal Ministero dell ’ industria. I primi risultati di tutta questa attività sono già disponibili: le aziende inglesi che stanno considerando attivamente piani di innovazione tec nologica sono passate dal 5% al 17% in un anno. Fra le prime 1000 aziende, il 23% ha piani in fase di esecuzione (rispetto al 8% dell ’ anno scorso) 18 . I delegati al recente congresso del CBI (la Confindustria britannica) hanno passato all ’ unanimità una risoluzione che «sollecita il Paese ad accettare la nuova tecnologia come un mezzo per promuovere la crescita economica negli anni ottan ta». Il promotore della mozione ha dichiarato: «È il compito del CBI dire al pubblico che la migliore soluzione possibile al problema della disoccupazione è quella di abbracciare la nuova tecnologia e di migliorare la produttività» 19 . In quest ’ ultima affermazione si trova il clou del mistero del chiasso fatto in Inghilterra sui silicon chips, il perché di tanta mobilitazione padronale e statale, e il perché sia accaduto pro prio ora. La frase chiave è «migliorare la produttività», e basta dare uno sguardo anche superficiale ai mass-media inglesi di questi anni (si potrebbe prendere qualunque giornale «serio» di qualunque giorno) per vedere ripetuto alla nausea: «gli operai inglesi non lavorano abbastanza», «l ’ industria inglese non pro duce abbastanza». Dai primi anni ’ 50 il livello inglese di cresci ta, di profitti e di produttività è stato «catastrofico» secondo una tipica analisi recente dell ’ economista Graham Hutton. È un giudizio molto diffuso, com ’ è la spiegazione che dà Hutton: la perdita di potere dei datori di lavoro e in contrasto il potere illimitato dei sindacalisti di decidere i livelli occupazionali nei reparti, i ritmi di produzione, e le paghe in rapporto con il cottimo 20 . 17 CIS, op. cit., pp. 22-24; «Financial Ti mes», 23.3.79. 18 «Financial Times», 5.11, 7.11.79.

19 «Financial Times», 6.11.79. 20 «Financial Times», 1.11.79.

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