Problemi della transizione 1980
La sfida americana
Secondo l ’ « Economist» l ’ aumento annuale della produtti vità è sceso ultimamente a 1,5% p.a., contro una media annua le di solo 2,5% nel dopoguerra, e mentre la domanda globale è aumentata recentemente, solo un terzo di questo aumento è stato soddisfatto dalle fabbriche inglesi. Tutto il resto e andato a favore delle importazioni, e quindi a sfavore della povera sterlina. «Schifosa» (lousy) è la parola prescelta dall ’ augusto «Economist» per giudicare questa situazione 21 . L ’ exploit di un giornalista che ha fotografato un gruppo di operai che in un turno di notte dormivano in sacchi a pelo in un reparto di ver niciatura della British Leyland, ha simboleggiato per la classe media intera la decadenza della produzione industriale inglese. Ora agitare lo spettro del microprocessore in una situazio ne come questa — e in un ’ atmosfera di aperta intransigenza classista come quella promessa dalla «dama di ferro» — ha dei significati politici e sociali precisi e chiari. Dice il Professor of Science and Society di Sussex: «Se ci vogliono due volte il nu mero di operai per produrre una tonnellata di acciaio o un ’ au tomobile in Inghilterra rispetto al Giappone o la Corea, allora in un sistema commerciale competitivo la penalità finale è ine vitabile. O questi operai devono lavorare per salari molto più bassi oppure molti di loro resteranno senza lavoro». In altre parole la vecchia minaccia della disoccupazione di massa è tor nata a galla in Inghilterra, accompagnata questa volta da visio ni fantapolitiche dell ’ «adattamento dell ’ educazione» per per mettere alla popolazione di approfittare di tutto il nuovo tem po libero che avrà a disposizione 22 . Ma ancora più fondamentale è l ’ inevitabile discorso sul potere: la bufera dei microprocessori lo controlla — negli stret ti limiti che le sono permessi dalle terribili regole del mercato — , il padrone è lui solo. È lui solo che si intende di queste cose, è lui che decide i processi di produzione, ed è lui che deve pren dere le iniziative 23 . Ciò che si chiede dal lavoratore è soprattut to la «flessibilità», una specie di mobilità totale e permanente, che significa riconoscere l ’ inevitabilità del cambiamento tecno logico, riconoscere la logica del mercato, accettare le proposte di riqualificazione professionale che gli saranno fatte, e aspet tare che la riconversione industriale basata sul chip faccia il suo miracolo, portando la California a Birmingham. Qualche anticipo sul tipo di scontro che può svilupparsi come risultato di queste tensioni si è già visto nella famosa ver tenza del «Times». In realtà l ’ aspetto tecnologico rappresenta va solo un fattore in un conflitto complesso, incancrenito nel corso di molti anni: già nel luglio le parti avevano deciso che questo problema era superato, ma il giornale è ricomparso solo a novembre (mettere l ’ accento sul fattore tecnologico in questi confronti, come fanno spesso i mass-media inglesi, permette di attaccare l ’ etichetta di « luddisti » ai lavoratori protagonisti). In breve, i proprietari del «Times» volevano riorganizzare la pro duzione in modo da permettere ai giornalisti e agli agenti della
21 «Economist», 1-7.9, 22-28.9.79; cfr. «Thè New Republic», 24.2.79; «Thè Ti mes» (23.11.79) usa l ’ aggettivo «disastro so», mentre «Thè Observer» (25.11.79) parla di «fatti agghiaccianti». 22 «Financial Times», 24.5.78; «Thè Guardian», 11.4.79.
23 Cfr. il caso Maserati riferito da Giulio Mazzocchi su «la Repubblica», 18.11.79: O z7 robot o vado al Sud: cari operai deci dete.
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