Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
ruoli ancora. Quando un articolo come questo può essere riscritto, corretto, allineato, impaginato e preparato per la stampa in una sola operazione per mezzo di un word processor, diventa chiaro che si ha a disposizione un strumento per aumentare le proprie capacità produttive a livello della macchina da scrivere, del ciclostile o del fotocopiatore. La riduzione dei costi della stampa e della riproduzione, soprattutto se questo apre uno spazio effettivo per contestare il predominio dei mass-media, non può che essere un progresso positivo e democratico. Anche se molte di queste possibilità restano per ora più sulla carta che non esistenti nella realtà, sembra sicuro che que sta ondata di cambiamenti tecnologici colpirà con una forza e una velocità mai viste a livello generale in questi decenni. At tualmente si vede più la spinta che questa ondata sta generan do, che non i risultati (con la possibile eccezione dell ’ Inghilter ra). In altre parole è a livello del settore elettronico in sé che si vedono i cambiamenti più drastici, la lotta per imporre una nuova divisione internazionale del lavoro, per riaffermare le posizioni di forza perdute, per conquistare nuovi terreni e, nel caso degli europei, per costruirsi una presenza nazionale in gra do di concorrere con gli altri. In questo contesto sembra chiaro che l ’ Italia rischia seriamente di «perdere l ’ autobus». Già alla fine del 1975 si è discusso fra governo, industria e sindacati un possibile piano nazionale per l ’ elettronica, da finanziare con i fondi per la ricerca compresi nella legge 675 sulla riconversione industriale. Nel 1979 ci si trova davanti ad un nulla di fatto, con i casi dell ’ Olivetti e della Ducati elettrotecnica come indica zioni del prezzo che si comincia a pagare per questo fallimento. Nel caso dell ’ Olivetti la direzione si è rifiutata di impe gnarsi senza una serie di garanzie del governo, un ’ opera con creta di pianificazione, e una fetta dei soldi della 675 saldamen te in banca. Meno conosciuta è la situazione della Ducati elet trotecnica, dove il proprietario (la Zanussi) si è rifiutato fin ora di procedere alla modernizzazione degli impianti e dei prodotti, con la conseguente scomparsa dal mercato del proprio prodot to attuale 29 . Ora è un fatto che in questi mesi la Zanussi ha concluso un accordo con la Hitachi di Tokyo per uno scambio di know-how e di denaro contro una base in Europa (la pubbli cità non è stata esplicita su questo ultimo punto, ma non ci vuole molta fantasia...) 30 . I giapponesi temono molto le ten denze protezionistiche europee in certi campi. Nel settore dell ’ automobile essi si stanno servendo della naufragata indu stria britannica per penetrare l ’ Europa; in quello dell ’ elettroni ca si serviranno della disastrata industria italiana? Si parla dell ’ applicazione dei cZùp giapponesi agli elettrodomestici di Pordenone. Ma la concorrenza è molto agguerrita: «A quoi me peut bien servir le microprocesseur des machines Miele?», chie deva la réclame delle lavatrici Miele per conto delle gentili let trici di «Elle» qualche mese fa.
29 «Unità», 18.11.79. 30 «la Repubblica», 26.6.79.
150
Made with FlippingBook - Online catalogs