Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
La crescita della Comu nità nel suo complesso
Affinché le regioni meno sviluppate possano recuperare il loro ritardo e quelle in declino riprendersi, è necessario che il PIL della Comunità nel suo insieme si espanda molto più velo cemente che negli anni recenti. Tale espansione produrrebbe, prima facie, un disavanzo commerciale crescente della Comu nità in conseguenza sia dei maggiori acquisti di energia, mate rie prime, prodotti alimentari, sia dell ’ accelerazione delle im portazioni di prodotti manifatturieri dagli USA, dal Giappone, da alcuni paesi europei al di fuori della CEE e dai nuovi paesi semi-industrializzati del Terzo Mondo. Manifestandosi una tendenza di questa natura, la Comu nità si troverebbe di fronte a tre principali opzioni: i) Accettare la deflazione in alcuni o in tutti i paesi mem bri, così da ridurre la domanda di importazioni. Ciò implica una crescita interna ridotta e l ’ impossibilità di porre rimedio al le disparità tra paesi e tra regioni dentro la Comunità. Questa soluzione, inevitabile se continuano a funzionare gli attuali meccanismi, deve essere, a nostro avviso, drasticamente respin ta. ii) Accettare un consistente disavanzo commerciale della Comunità nel suo complesso e finanziarlo mediante l ’ ECU («European Currency Unit») come moneta addizionata per i pagamenti internazionali da affiancare al dollaro. Questa stra tegia promuoverebbe in misura massiccia l ’ espansione del com mercio mondiale alzando il reddito dei paesi che riforniscono il mercato europeo. Esso è però praticabile a patto che tutti i pae si membri della CEE, soprattutto la Germania federale, siano d ’ accordo nel sostenere incondizionatamente e nel rendere di sponibile l ’ ECU per il finanziamento dei disavanzi commercia li, anche se in questi dovessero incorrere principalmente i paesi membri più deboli. Tale soluzione implica che venga accettato un approccio federale ai problemi di cambio estero della Co munità. iii) Ricorrere alla tariffa esterna per limitare le importa zioni dentro la CEE grosso modo al livello che si può finanziare con le esportazioni. Questa soluzione non comporterebbe una contrazione del commercio mondiale maggiore di quella pro vocata dalle attuali politiche che limitano le importazioni tra mite il meccanismo della deflazione. La tariffa esterna potrebbe essere utilizzata per concedere un trattamento preferenziale ai paesi in via di sviluppo, vis à vis il Giappone e altri paesi in sur plus, senza compromettere la crescita complessiva all ’ interno della Comunità. La stessa soluzione implica la riformulazione degli obiettivi dell ’ esistente tariffa esterna comunitaria e non ri chiede la definizione di nuove istituzioni comunitarie. Dalle due ultime opzioni discende che la Comunità deve intraprendere nuove politiche esterne se vuole sostenere un tas so di crescita interno più elevato di quello reso possibile e pro spettato dalle politiche in vigore. Consideriamo ora i meccani smi interni necessari per realizzare questo sviluppo più sostenu to.
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