Problemi della transizione 1980
Politiche economiche regionali
I «traguardi» della cre scita all ’ interno di cia scun paese
Nel precedente articolo abbiamo sottolineato che la cresci ta nella Comunità è frenata dagli squilibri tra i paesi membri. L ’ obiettivo fondamentale di un nuovo sistema dovrebbe essere allora quello di consentire a ciascun paese membro di scegliere il tasso di sviluppo necessario per risolvere i suoi problemi in terni sia sul piano nazionale sia su scala regionale. In particola re, i «traguardi» della crescita nazionale dovrebbero essere po sti a un livello sufficientemente alto da favorire il recupero delle regioni meno sviluppate e la ripresa di quelle in declino, senza con ciò danneggiare le regioni prospere. Il tasso di crescita na zionale programmato dovrebbe anche poter garantire il rag giungimento di un dato obiettivo di occupazione aggregata in ciascun paese sulla base di ipotesi realistiche per quanto riguar da la produttività. Discuteremo successivamente come bilan ciare tra le varie regioni la distribuzione dell ’ occupazione e del la produttività. Così fissati i «traguardi» nazionali in ciascun paese mem bro, quanto meno per alcuni di essi si prospettano dei disavanzi commerciali. Sulla Comunità nel suo complesso dovrebbe rica dere la responsabilità di risolvere i problemi di bilancia dei pa gamenti dei paesi membri in deficit. Queste le misure che a tale scopo potrebbero essere immaginate: i) Qualora si faccia ricorso al metodo ECU (sopra accen nato) di finanziamento dei disavanzi della Comunità nel suo in sieme, i fondi di riserva in unità di conto dovrebbero essere au tomaticamente distribuiti tra i singoli paesi membri in propor zione ai loro disavanzi. ii) Misure strutturali, quali il controllo coordinato delle compagnie multinazionali e la riforma del bilancio della Comu nità, dovrebbero essere utilizzate, nel caso di accordo su di esse tra i paesi membri, per venire incontro a quelli in disavanzo nel medio e lungo periodo. Per esempio, si potrebbe concordare di limitare l ’ espansione degli stabilimenti industriali nei paesi membri forti allo scopo di agevolare l ’ espansione industriale in quelli in disavanzo; oppure l ’ accordo potrebbe concretarsi in trasferimenti di bilancio a favore di questi ultimi. iii) A ciascun paese o a gruppi di paesi membri in disavan zo dovrebbe essere concesso di introdurre e mantenere tariffe generali sulle importazioni sia all ’ zwterwo della Comunità che verso l ’ esterno; tali tariffe sarebbero soggette alle condizioni se guenti: a) La tariffa va soppressa allorquando il singolo paese o il gruppo di paesi non si trova in deficit. Questa regola assicura che una tariffa non può essere imposta da un paese o gruppo di paesi che non ne ha bisogno o perché le sue esportazioni sono forti o perché accetta una crescita ridotta per i suoi mercati in terni (ad es. mediante politiche monetarie e fiscali deflazionisti che). b) La tariffa non discrimina tra gli altri paesi membri. Se anch ’ essi hanno tariffe, la prima tariffa sulle importazioni da questi ultimi deve essere ridotta dell ’ ammontare delle loro tarif fe o azzerate (qualora le loro tariffe risultino superiori). Così, nel caso in cui la Francia ha una tariffa del 3% e l ’ Italia una del 10%, le merci italiane debbono poter entrare in Francia senza tariffa e quelle francesi in Italia soggette alla tariffa ridotta del
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