Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

7%. Questa regola assicura che, quando più di un paese recla ma la protezione tariffaria, quest ’ ultima diviene reciproca e di scrimina nella misura più contenuta possibile. c) La tariffa va pienamente applicata alle importazioni provenienti dall ’ esterno della Comunità e in aggiunta alla tarif fa esterna comune. Secondo questa regola, nessun paese non membro può ricevere un trattamento più favorevole di quello concesso ad un paese membro, mentre viene posta a livello co munitario la soluzione del problema della discriminazione tra partners commerciali esterni. d) La tariffa deve essere soggetta a regole comunitarie per quanto riguarda il campo di variazione permesso delle aliquo te tariffarie tra differenti beni e servizi: ciò allo scopo di preve nire seri danni per particolari industrie di altri paesi membri. iv) Prescindendo dall ’ estensione delle azioni di cui ai punti ii) e iii) (misure strutturali e tariffe), a ciascun paese membro o gruppo di paesi spetterebbe il diritto di reclamare trasferimenti compensatori, per tramite di una qualche istituzione comunita ria, effettuati dai paesi membri in surplus per far fronte ai disa vanzi esterni non finanziati con il meccanismo ECU di cui so pra. Insieme alle misure esterne precedentemente proposte, i quattro provvedimenti sopra illustrati garantiscono che nessun paese membro andrà incontro a vincoli di bilancia dei paga menti in seguito alla scelta del tasso di crescita desiderato del PIL e che esso può tagliare qualsiasi traguardo di crescita possi bile dal punto di vista della produttività interna e dell ’ occupa zione per mezzo della sua politica di gestione fiscale e moneta ria della domanda. Nell ’ ipotesi che la crescita generi un serio processo infla zionistico in un paese membro, quel paese sarebbe obbligato o a svalutare il suo tasso di cambio per impedire la trasmissione dell ’ inflazione agli altri paesi, oppure a ridurre sensibilmente il suo tasso di crescita. Ma sta al paese in questione decidere qua le dei due rimedi è preferibile. Se esso accetta l ’ inflazione all ’ in terno controbilanciata dalla svalutazione della sua moneta, la prima diventa a questo punto un problema la cui soluzione è puramente interna. L ’ altro danno potenziale è che un paese membro scelga un alto tasso di crescita al costo di una cattiva performance delle sue esportazioni. In tal caso, non si può attendere dagli altri paesi membri un finanziamento illimitato a compensazione dei suoi disavanzi. Quei paesi potrebbero allora imporre la sanzio ne che prevede la richiesta al paese in questione di scegliere tra: In altre parole, tale paese si troverebbe obbligato a prende re precise misure per limitare la grandezza del suo disavanzo. Né l ’ uno né l ’ altro provvedimento desterebbero però simpatie al suo interno. Può sembrare che tutte queste disposizioni apportino mo difiche piuttosto drastiche all ’ attuale Mercato comune. Biso gna anzitutto sottolineare che esse si renderanno necessarie nel la misura in cui esistono forti disparità tra i paesi membri. In secondo luogo, esse non interferiranno con il Mercato comune a) la riduzione del suo tasso di crescita, o b) un forte incremento della sua tariffa.

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