Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
regioni/aree sottosviluppate o in declino) o sovra-affollamento (nel caso di regioni/aree congestionate). Questi obiettivi, così come fissati dalle autorità regionali o locali, non saranno ne cessariamente del tutto compatibili tra di loro o con quanto è ritenuto possibile realizzare come aggregato nazionale, almeno a breve termine. Ciascun paese, però, potrebbe stabilire una procedura per riconciliare, in accordo con il governo naziona le, gli obiettivi di ciascuna regione/area in modo tale che l ’ obiettivo della crescita nazionale coincida con ipotesi realisti che di produttività. Sarebbe allora responsabilità del governo nazionale assicurare, con il sostegno delle misure comunitarie sopra illustrate, che la domanda complessiva di lavoro si espanda al tasso concordato. La responsabilità delle autorità locali, regionali e/o nazionali consisterebbe nel garantire che gli obiettivi di occupazione fissati a livello locale non verranno superati in nessuna area e che, perciò, essi saranno avvicinati in ogni area. In altre parole, se la crescita dell ’ economia nazionale nel suo complesso è mantenuta ad un tasso abbastanza alto e i livelli occupazionali delle aree congestionate sono tenuti sotto controllo, il processo di creazione di posti di lavoro deve, in un modo o in un altro, travasarsi nelle aree che necessitano di oc cupazione aggiuntiva. Il metodo più diretto per rendere praticabile questo ap proccio è quello di emettere delle licenze per gli imprenditori, ciascuna delle quali contiene il permesso di un dato ammontare di occupazione in un luogo determinato (le licenze sarebbero soggette al ritiro qualora non venissero utilizzate). Un vantag gio evidente di questo sistema è quello di poter essere impiegato per far coincidere la localizzazione dei posti di lavoro con le in frastrutture sociali (scuole, case, ecc.) e con le caratteristiche della popolazione nelle differenti aree. Nello stesso tempo, esso è compatibile con una ampia gamma di strategie perseguibili per lo sviluppo della produzione nelle diverse regioni. Anzi, il sistema delle licenze potrebbe essere utilizzato per rafforzare le strategie stesse, dando priorità a tipi particolari di industrie o di imprese (ad es. tra piccole aziende, cooperative, compagnie multiregionali o multinazionali). E senz ’ altro plausibile pensare di introdurre norme non di scriminatorie nella emissione delle licenze o altre disposizioni che proteggano tanto i lavoratori quanto gli imprenditori dal ritiro arbitrario e improvviso della concessione per particolari posti di lavoro. Per esempio, si potrebbe specificare che nessun posto esistente è soggetto ad essere cancellato ricorrendo al riti ro di una licenza, la qual cosa implica che tutti i trasferimenti dei posti di lavoro si configurano come «volontari» nel senso che si verificano o per abbandono del posto da parte del lavora tore oppure per eliminazione del posto stesso decisa dall ’ im prenditore. Comunque, limitazioni al potere delle autorità di rifiutare o revocare le licenze si rendono senz ’ altro necessarie allo scopo di mantenere o anche di rafforzare la libertà esisten te dei lavoratori e degli imprenditori. Per gli uni e per gli altri il grosso vantaggio dello «schema di licenze» ora suggerito sareb be quello di rendere possibile, in combinazione con le altre po litiche proposte, una più grande espansione dei mercati e la rea lizzazione del pieno impiego, migliorando contestualmente la distribuzione geografica dei posti di lavoro.
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