Problemi della transizione 1980

Politiche economiche regionali

Le implicazioni costitu zionali

L ’ intelaiatura dei meccanismi di politica economica dise gnata nei tre precedenti paragrafi implica che i parlamenti e i governi nazionali avrebbero la responsabilità principale della crescita economica complessiva nel loro paese. Le istituzioni comunitarie, agendo in coordinamento con i primi (per esem pio attraverso il Consiglio dei ministri), avrebbero la responsa bilità di risolvere i problemi degli squilibri tra i paesi membri, una volta fissati gli obiettivi di crescita di questi ultimi. Inoltre, su di esse ricadrebbe una più ampia responsabilità per la politi ca economica «esterna» della Comunità, specialmente nel caso in cui l ’ ECU venga utilizzato come moneta internazionale. A questo scopo esse potrebbero essere ritenute responsabili in di versa misura nei confronti dei governi membri o del Parlamen to europeo. I governi regionali e locali avrebbero l ’ opportunità di rea lizzare una più esauriente programmazione economica, sociale e delle infrastrutture attraverso le «licenze di impiego». I sindacati e le organizzazioni degli imprenditori potrebbe ro ricoprire un ruolo importante nella programmazione dei po sti di lavoro qualora le autorità regionali e locali decidessero di operare in collaborazione con loro. II potere di contrattazione del governo a tutti i livelli (co munitario, nazionale, regionale e locale) risulterebbe molto rafforzato nei confronti delle grandi imprese e delle compagnie multinazionali. I contenuti della quale si richiamano a un progetto di ricer ca sulle politiche alternative per combattere la disoccupazione e superare i forti squilibri regionali all ’ interno della Comunità. II gruppo di lavoro che elabora tale progetto è costituito da economisti di diverse nazionalità, alcuni sono membri del Cambridge Economie Policy Group, altri fanno parte di Uni versità e di Istituti di ricerca (l ’ istituto Auguste Comte di Parigi, l ’ istituto Mediterraneo ricerche interdisciplinari di Roma). Essi ritengono che i processi di integrazione economica in sieme agli altri aspetti problematici dello scenario economico — quali l ’ inflazione, la disoccupazione e gli squilibri tra aree e paesi — hanno costretto gli analisti economici ad inserire la di mensione territoriale (regionale e talora infraregionale) tra le categorie inamovibili della politica economica. Nasce da qui l ’ esigenza di procedere tanto sul terreno del rinnovamento dell ’ analisi economica — si rendono necessari nuovi metodi di analisi e di indagini sullo sviluppo regionale — quanto su quel lo dell ’ individuazione delle politiche più appropriate ai diversi livelli di governo, tenuto conto delle passate esperienze. La revisione metodologica che si intende condurre mette in discussione parti integranti della teoria elaborata dal pensiero economico neoclassico, che è stata utilizzata per parecchi de cenni come puntello delle analisi e degli interventi di politica economica. Il punto d ’ attacco del processo di revisione scaturi sce da due principali osservazioni: la prima è che sviluppo ine guale e squilibri sono essi stessi causa permanente di crisi e non solo effetto di questa; la seconda è che le «forze del mercato» non contribuiscono alla prosperità generale e che il «sistema del libero scambio» non risulta reciprocamente vantaggioso per tutti i paesi/regioni coinvolte e non dà luogo a una diffusio ne dello sviluppo.

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