Problemi della transizione 1980
Problemi di ricerca sulla storia del PCI nel secondo dopoguerra
sull ’ «alternanza», nei paesi dell ’ occidente ca pitalistico. Un approccio diffidente e contesta tivo, muovesse indifferentemente da «destra» o da «sinistra» rispetto alla realtà di un pro cesso storico assunto preliminarmente come già definito e connotato, e nei confronti del quale non vi è stata il più delle volte neppure la sollecitazione a comprenderne la natura e il processo di formazione genetica. E tipico che il metro di paragone e di giudizio sulla nascita dell ’ Italia repubblicana sia sempre stato quello del confronto con le speranze e le aspirazioni della Resistenza, si trattasse di assolvere o di condannare le risultanze della transizione dal fascismo alla Repubblica, e ponendo senza problemi a raffronto realtà fra loro incom mensurabili come processi politici e sociali concreti e fattori ideologici e soggettivi, essi pure indubbiamente «reali» e corposi, ma di altra natura e muoventisi su una diversa scala di tempi logici e storici. È come se gli storici della Rivoluzione francese volessero valutare gli esiti di questo processo mettendo a raffron to le sue risultanze con i programmi o le vellei tà dei gruppi giacobini, o montagnardi, o gi rondini, a seconda delle simpatie o dei giudizi degli autori, anziché raffrontarle, come corret tamente fanno, in primo luogo e preliminar mente, con la realtà della società francese sot to l ’ Ancien Régtme. Una volta fatto questo, sarà pure possibile discutere analiticamente i motivi e le opportunità di alternative mancate, dopo aver saggiato e discusso la loro consi stenza reale, porsi cioè il problema del «cosa non è successo, e perché»; in assenza di que sto, sarà invece compito preliminare compren dere i processi reali e di grande portata, rico struire dunque il «cosa è davvero successo, e come». All ’ interno di una simile distorsione pro spettica si è soprattutto mossa la discussione attorno alla politica comunista negli anni della cosiddetta ricostruzione. Non a caso il PCI è stato il termine di discussione privilegiato di questo dibattito; su di esso si registra una mole di scritti e di giudizi nettamente superiore ri spetto a quello dedicato, ad esempio, alla De mocrazia Cristiana. Se volessimo trarre da questa letteratura gli elementi per una com prensione storica del nostro argomento, ci ac corgeremmo appunto degli effetti di questa di storsione: sapremmo molto bene cosa il Parti to Comunista non ha fatto, con motivazioni più o meno rozze o brillanti suggerite volta a volta dagli autori per spiegarne i fallimenti e le inadeguatezze rispetto agli obiettivi che essi
di Gianpasquale Santomassimo Per il suo carattere di avvio ad una discussione sulla storia del Partito Comunista, a cui la rivi sta intende dedicare altri interventi, pubbli chiamo questo contributo che comparirà nel volume «La Ricostruzione in Emilia-Roma gna», curato dall'istituto Gramsci emiliano.
1. Nonostante l ’ abbondanza di opinioni e di giudizi espressi dalla pubblicistica e dalla storiografia dell ’ ultimo decennio, si può forse affermare in piena tranquillità che le coordina te di fondo di una storia del Partito Comunista nel secondo dopoguerra attendano ancora di essere fondate razionalmente. Una situazione, quella degli studi e del dibattito attorno al PCI, che sottolinea ed esaspera i caratteri dell ’ intera storiografia sul secondo dopoguerra italiano, che offre a chi la riconsideri con di stacco e a distanza di tempo l ’ immagine, netta mente prevalente, di una ricerca che muove con l ’ obiettivo implicito o esplicito di spiegare, denunciare o giustificare perché alcune cose non sono avvenute, piuttosto che porsi con l ’ unica disposizione preliminarmente onesta e corretta, di cercare di capire cosa è successo realmente. Cerchiamo di spiegarci, evitando ogni polemica e non sottovalutando l ’ insieme di spunti e di acquisizioni, indubbiamente vali di e fecondi, che sono emersi da questa prima stagione di studi. Ci pare innegabile che la tensione prevalente sia stata volta, in un decorso di anni in cui po lemica politica e ricerca storica si sono intrec ciate e accavallate, a mettere a fuoco i motivi, le cause o le responsabilità di una serie di pre sunte occasioni mancate, in un comune difetto di prospettiva che ha accomunato orientamen ti, ispirazioni e collocazioni diversissime, si trattasse di giustificare o di denunciare la «ri voluzione mancata», la «Resistenza tradita», le «mancate riforme», il mancato rinnovamen to dello Stato, o, alla stessa stregua, il manca to allineamento del sistema politico italiano ai canoni prevalenti, «bipolaristici» o fondati
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