Problemi della transizione 1980
La storiografia sul PCI
e che ci fanno riconsiderare gli anni ’ 40 come il decennio costitutivo della democrazia repub blicana, come il periodo in cui si afferma e si attesta una tradizione di democrazia politica destinata a durare e con basi più solide di quanto abitualmente si consideri, specie alla luce di un raffronto con altre esperienze euro pee: si pensi al contemporaneo difficile anco raggio del movimento dei cattolici ad una scel ta di fondo di rispetto dei principi elementari e fondamentali della democrazia rappresentati va (tutt ’ altro che facile e scontata per la storia e le connotazioni di queste forze); si pensi pure al contemporaneo sciogliersi di ambiguità che nel passato avevano ricacciato in atteggiamen to di diffidenza o di estraneità numerose ten denze di ispirazione liberale, socialista, o radi cale. La scelta democratica e il significato strate gico dato a questa scelta vanno compresi e sot tolineati in tutta la complessa difficoltà di im plicazioni, nel loro collegamento (o nell ’ utiliz zazione quale supporto di carattere dottrina rio) a strategie comuni al movimento comuni sta internazionale (la «democrazia progressi va») altrove destinate a conchiudersi rapida mente e precocemente, schiacciate dalla impo sizione di un modello unico favorita dalla rigi dità del quadro internazionale 1 , ma destinate in Italia ad assumere carattere di irreversibi lità. La novità di questo fatto va sottolineata con maggiore energia e maggiore spregiudicatezza di quanto si faccia comunemente, rinunciando a costruire a posteriori coerenti quanto astrat te linee di «continuità» ininterrotta. E pur ve ro che ci si potrà sempre rifare a momenti tat tici o strategici di grande rilievo teorico (la svolta del VII Congresso dell ’ Internazionale Comunista e l ’ esperienza dei Fronti popolari) che segnano una tappa importante nella mar cia di avvicinamento del comuniSmo alla de mocrazia, pure all ’ interno di un orizzonte do minato dalla minaccia della guerra e dalla con seguente («naturale» e «non forzata») subor dinazione strategica alla politica estera del pri mo Stato socialista del mondo. E pur vero, al lo stesso modo, che potranno sempre ritrovar si citazioni di Gramsci che, isolate, e fatte vale re in sé e per la loro suggestione, al di là del
stessi gli avevano posto innanzi; ma avremmo una percezione pallida ed esangue di cosa il PCI ha fatto ed è stato veramente. Questo clima culturale ha, beninteso, in fluenzato, il più delle volte inconsapevolmen te, gli stessi comunisti, politici o storici, nei cui scritti si manifesta spesso l ’ assunzione del compito di «difendere» e «giustificare» le scel te storiche del Partito Comunista rispetto ad alternative immaginarie o ad accuse infondate: compito pienamente legittimo e comprensibi le, e che è parte integrante della difesa di una vera o presunta continuità storica che nella tradizione del movimento operaio ha spesso avuto valore di legittimazione politica: ma pa ralizzante dal punto di vista di una effettiva comprensione della propria storia e quindi del la autoconsapevolezza storica non fondata sul le sedimentazioni di tradizioni o leggende di partito. Di qui il valore di una prima ricerca di dati sulla composizione sociale, sulla struttura or ganizzativa, sulla dislocazione geografica del PCI nei diversi momenti della sua vicenda sto rica, e in particolar modo negli anni del secon do dopoguerra, gli anni cioè che segnano la nascita del Partito Comunista in quanto parti to di massa: indagini che servano a chiarire o a suggerire anche le linee di una riconsiderazio ne di lungo periodo sulle connotazioni di que sto partito nella storia italiana. 2. È facile percepire il carattere prò fonda mente innovativo del «partito nuovo» di To gliatti in un ’ ottica di storia interna del Partito Comunista e del movimento operaio italiano; ma è senza dubbio più importante misurare queste stesse novità e diversità proiettandole sulla storia della società italiana di quegli anni. Il primo e più importante punto da riconsi derare, sovente omesso per ragioni diverse e contrapposte, consiste in quella che definirem mo la conquista della democrazia politica da parte del Partito Comunista Italiano e la con quista alla democrazia politica di un largo set tore del movimento operaio che precedente- mente era rimasto sostanzialmente estraneo ad essa: parte di un processo che si inquadra in una storia comune della quale sono partecipi altre e difformi tradizioni politiche e culturali, 1
1 Cfr. sul carattere internazionale della «democrazia progressiva» A. G uerra , Gli anni del Cominform, Milano 1977.
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