Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

contesto specifico, suggeriranno un filo di con tinuità su questo terreno. Lo stesso Togliatti tese a suggerire una continuità intesa come li nea di discendenza e di sviluppo, anche se va le, in questo come negli altri casi di celebri bi nomi del movimento operaio internazionale, l ’ avvertenza che quasi sempre è il discendente a «costruire» i lineamenti del precursore e non viceversa. Il Gramsci che parla di Assemblea Costituente durante la crisi dell ’ Aventino lo fa ancora, ad esempio, nell ’ orbita di una imprati cabile ossatura teorica di tipo soviettista, e il Gramsci che nelle confidenze carcerarie rilan cia lo stesso tema lo fa in un quadro di riferi mento strategico che guarda ancora alla demo crazia come momento tattico e terreno di lotta più idoneo in vista del conseguimento della «dittatura del proletariato». Occorrerà dunque guardare ai fatti accanto e più che ai testi, e dare a Togliatti quel che è di Togliatti, riconoscendo che il momento di effettiva fondazione del Partito Comunista in quanto partito popolare e di massa avviene sulla base del suo impulso e del suo netto orientamento e in un quadro di piena accetta zione e rivendicazione della democrazia poli tica. Questo è importante da affermare, a scanso di equivoci, non per invocare patenti di demo crazia e riconoscimenti di cui i comunisti non hanno bisogno, come avviene nelle contesta zioni retrospettive sulla storia del Partito Co munista (ma quanto di istruttivo e di sconcer tante salterebbe fuori se si applicasse lo stesso criterio ad altri partiti e ad altre tradizioni cul turali), ma perché, dal punto di vista storico, questo fatto costituisce un elemento indispen sabile e necessario che non può venire omesso, poiché è una delle precondizioni che spiegano l ’ affermazione del Partito Comunista in termi ni di massa nella società italiana del dopo guerra. 3. Occorre, per valutare la politica comuni sta nel secondo dopoguerra, ricostruire quella che definiremmo l ’ ossatura intellettuale e pro grammatica del «partito nuovo», i punti di ri ferimento da cui quella proposta politica na sceva. Una serie di consapevolezze, in parte fondate su giudizi e previsioni che si sarebbero rivelati errati, stavano alla base della «demo crazia progressiva»: la certezza che la ricostru zione dell ’ ordine internazionale si sarebbe svi luppata attraverso la prosecuzione dell ’ allean za e della cooperazione fra le grandi potenze antihitleriane uscite vincitrici dal conflitto, previsione che stava alla base della stessa poli

tica estera sovietica. Inoltre, la previsione iniziale per cui, pur mutati i termini della lotta politica e sociale dopo l ’ esperienza fascista, l ’ egemonia politica in Italia, anche in virtù di analogie dettate da gli schieramenti internazionali, si sarebbe rico stituita trovando il suo naturale punto di equi librio nelle forze liberali e di democrazia bor ghese di tradizione prefascista, e che il movi mento dei cattolici, identificato spesso in ter mini non dissimili da quelli di partito contadi no che già avevano semplificato il giudizio sul Partito Popolare, avrebbe assolto a una fun zione di contemperamento dell ’ egemonia bor ghese, contribuendo a introdurre con forza la nuova realtà dei movimenti popolari e di mas sa che non potevano non accedere per la prima volta nella storia italiana alla direzione della cosa pubblica. Diremmo che all ’ esatta perce zione del ruolo della Chiesa e dell ’ esistenza storica di una «questione vaticana» in Italia, non si accompagnasse una altrettanto lucida percezione delle trasformazioni intervenute nella natura e nella funzione del movimento cattolico durante il fascismo, della inedita compenetrazione di questo con gli apparati dello Stato, della enorme diffusione e ramifica zione dell ’ influenza clericale e clerico-fascista nella società italiana che aveva ormai fatto ac quisire ai cattolici una egemonia nella società civile che non sarebbe stato difficile trasforma re in egemonia politica. Si tratta, beninteso, di punti di partenza, propri di una linea che pur nella coerenza di fondo non resta uguale a se stessa, ma si evol ve attraverso una scansione periodizzante che meriterebbe di venire ricostruita nelle sue tap pe, che appaiono approssimazioni successive, mai improvvisate e a volte circospette, a un quadro analitico della situazione italiana che via via si arricchisce di esperienze e viene al tempo stesso modificato in parte dall ’ azione del partito. La consapevolezza dello spessore reazionario della società italiana esce confer mata e ribadita dai primi sviluppi della lotta politica e sociale, e sta alla base così delle im postazioni di fondo, caratterizzanti nei tempi lunghi la politica comunista, come delle scelte congiunturali. Si comprende abbastanza presto l ’ esatta configurazione dei rapporti di forza reali nel paese, ribaditi e consolidati dalla configura zione internazionale, e come di conseguenza il problema del rinnovamento politico e sociale italiano, lungi dal porsi in termini di rivolgi mento giacobino, stia piuttosto nel rimuovere

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