Problemi della transizione 1980
La storiografia sul PCI
quanto è possibile nell ’ immediato delle basi sociali e culturali del fascismo, e nell ’ assicura- re al movimento riformatore le garanzie legi slative e gli spazi politici e strutturali entro i quali operare per dare avvio a una trasforma zione lenta, ma tangibile e concreta, dei rap porti di forza. E emblematico, da questo pun to di vista, l ’ atteggiamento complessivo assun to dai comunisti all ’ interno dell ’ Assemblea Co stituente e, in generale, di fronte al problema dell ’ assetto istituzionale del nuovo Stato, che potremmo compendiare nel concetto di «Co stituzione lunga», di un assetto istituzionale e normativo cioè che non può e non deve cristal lizzare i rapporti di forza del momento in cui viene concordato, così come avviene nelle Co stituzioni che seguono a una rivoluzione vitto riosa, ma deve al contrario prefigurare un ’ evo luzione progressiva di un paese che è più arre trato dei costituenti stessi, come si conviene a un patto costituzionale che segue a una transi zione che non era stata rivoluzionaria, ma ave va visto nel suo interno l ’ opera decisiva di avanguardie che, nella diversità di ispirazione e di collocazione, interpretavano le esigenze di mutamento e di rinnovamento di vasti settori della popolazione 2 . La scelta di puntare, in maniera non tempo ranea ed episodica e, da questo punto di vista, senza «doppiezza» alcuna, all ’ unità fra le grandi forze popolari, è una scelta naturale e obbligata, pienamente coerente con l ’ analisi della società italiana da cui nasce, e, direi, esce rafforzata nei suoi termini di scelta obbligata dallo stesso fallimento della politica unitaria, che, per essere in primo luogo crisi e logora mento dell ’ unità popolare, prodottasi vertical mente all ’ interno delle masse prima e più anco ra che per spinte e condizionamenti del quadro internazionale, confermava e sottolineava ul teriormente i caratteri di arretratezza della so cietà italiana e i livelli di fragile legittimazione e capacità di consenso unitario da cui la demo crazia italiana nasceva. Né andrebbe mai dimenticato un altro terre no di espansione e di confronto che si pone in nanzi al partito appena uscito dalla Resisten za: quello interno al movimento operaio. L ’ as sunzione dell ’ eredità socialista non è un fatto compiuto, anche se la lotta durante il fascismo
e il comportamento durante la Resistenza han no gettato qualcosa di più che le premesse per il completamento di questo processo. Ma è un fatto che il PCI emerga, nelle prime consulta zioni elettorali, come il terzo partito italiano, e come il secondo partito del movimento ope raio, a conferma della capacità di tenuta della tradizione socialista, dell ’ influenza assidua della memoria storica ad essa collegata, capa ce anche di sostituirsi temporaneamente al vuoto storico di presenza politica attiva dei so cialisti durante il fascismo e durante la Resi stenza. Non è solo un compito di espansione e di in cidenza nella società italiana quello che il PCI si assume, ma anche un compito di riorganiz zazione della presenza dell ’ intero movimento operaio nella vita politica e sociale. E facile notare la coerenza fra le scelte poli tiche del «partito nuovo» e il profondo rivolgi mento delle strutture e delle concezioni orga nizzative del partito, anch ’ esso inaugurato da Togliatti nel corso stesso della «svolta» di Sa lerno, a riprova di una corrispondenza fra po litica e organizzazione, che, se non è sempre piena e senza residui nella storia del movimen to operaio, lascia poco margine ad elementi di casualità 3 . Intervengono modifiche che mutano il volto assunto dal partito all ’ epoca della «bolsceviz zazione» attraverso strutture che, pur tra mol teplici modifiche e aggiustamenti, si erano ri velate idonee a sostenere l ’ attività del partito negli anni della clandestinità. Se alcuni princi pi, pur temperati, rimangono una componente stabile della vita e del costume dei comunisti, come il centralismo «democratico» e il divieto di formazione di correnti, altre modifiche, im plicite o esplicite, delineano la nuova presenza del PCI nel movimento operaio e nella società. Viene mantenuta la struttura per cellule, for malmente ancora definita come struttura por tante del partito, ma nella sostanza si fa ritor no a una vita organizzativa fondata sulla strut tura tradizionale del movimento operaio ita liano, la sezione territoriale, l ’ unica adeguata ad assolvere a una funzione che è assieme di aggregazione politica e organizzativa e di so cializzazione, con compiti di unificazione poli tica, sociale e culturale che si diramano anche
2 Cfr., in generale, su questo tema e sulle sue implicazioni II «partito nuovo» e la Co stituente, di G. C onti , M. P ieretti e G. P erra , introduzione di M.G. Rossi e G. Santomassino in Cultura politica e partiti nell ’ età della Costituente, a cura di R. Ruf- fili, Bologna 1979, tomo II, pp. 205-458.
3 Un taglio nuovo nella discussione del nesso tra politica e organizzazione è nello studio di R. M artinelli , Il Partito Comu nista d ’ Italia 1924/1928, Roma 1977.
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