Problemi della transizione 1980

La storiografia sul PCI

non potrebbe delinearsi se un nucleo, sia pure ristretto e minoritario, perseguitato e precario nei suoi collegamenti, non l ’ avesse già fatto vi vere proiettandosi nella sua azione come l ’ avanguardia di un partito tendenzialmente di massa. È questa a nostro avviso la caratteristica che differenzia l ’ esperienza dei comunisti italiani durante il fascismo da quella, ad esempio, di Giustizia e Libertà, che si svolge in parallelo e a volte con maggiore clamore e una attività co spirativa più appariscente, ma che si circoscri verà nelle dimensioni di un movimento consa pevolmente e orgogliosamente di élite. L ’ effettiva «fondazione» del Partito Comu nista in quanto embrione di un blocco politi co, sociale e culturale avviene probabilmente durante gli anni del fascismo, quando a con tatto con la realtà del regime si polarizza e si consolida l ’ esistenza insopprimibile di un mo vimento alternativo di classe che riassume in sé le tradizioni più valide e sul momento più vita li e operanti del movimento operaio italiano, superando o collocando su un piano diverso i residui dello spirito di scissione che ne avevano contraddistinto l ’ origine. La fondazione «uffi ciale» del PCd ’ I, nel quadro di una sfasatura storica che è propria di tutto il movimento ri voluzionario del primo dopoguerra è da que sto punto di vista assai più l ’ atto conclusivo della crisi del socialismo italiano che non l ’ av vio del delinearsi maturo e consapevole di una nuova tendenza. Negli anni della cosiddetta «svolta» il Parti to Comunista si radica e si diffonde nelle realtà sociali più significative per il suo futuro svilup po, facendo emergere una leva di quadri nuovi che dal punto di vista politico e culturale si muovono su un ’ onda diversa rispetto a quella della scissione di Livorno, e che pur senza con traddire o correggere le impostazioni ufficiali dell ’ Internazionale comunista sono natural mente portati a viverle con un distacco mag giore rispetto alle caratteristiche bizantine e nominalistiche che quei dibattiti spesso assu mono, perché si afferma in termini prioritari l ’ esigenza di confrontarsi sul piano quotidiano con la realtà della dittatura fascista e delle sue organizzazioni di massa, fosse pure soltanto per assicurare la sopravvivenza di una ristretta

cerchia di militanti comunisti; caratteristiche di una presenza e di un lavoro che permarran- no nella società italiana, anche dopo che sa ranno svanite le illusioni politiche di breve ter mine di fronte all ’ impatto emotivo con la soli dità del regime reazionario di massa. È un fe nomeno sociale e culturale che più volte è stato avvicinato alla immagine di un «fiume carsi co», un movimento degli «anonimi compa gni» che si identifica «naturalmente» con il Partito Comunista ma che riassume in sé le connotazioni più valide del vecchio riformi smo nella sua capacità di aderire alle esigenze quotidiane delle masse popolari, seguendone da presso l ’ organizzazione della vita e del lavo ro, e l ’ antica linfa vitale del ribellismo sovver sivo del movimento operaio italiano, soprav vissuto al consolidamento organizzativo del Partito Socialista come elemento di ostacolo e di freno a un ’ azione matura e disciplinata e che ora, in una situazione mutata, si trasforma in elemento di difesa della propria identità e di versità di classe contro la confisca dell ’ autono mia culturale programmata e tentata dal regi me fascista 6 . Che il consolidamento di una tradizione or ganizzativa e politica del Partito Comunista sia strettamente collegata all ’ affermazione del regime fascista in quanto regime reazionario di massa è testimoniato dalla forza e dalla consi stenza raggiunte nelle regioni dell ’ Italia centra le, e segnatamente in Emilia e Toscana, nelle regioni cioè dove l ’ affermazione del fascismo era stata più precoce, rapida e trionfale, e cor relativamente più catastrofico il crollo vertica le dell ’ organizzazione socialista, e dove la lotta di classe era stata non solo più dura e risoluta ma anche più ambigua e controversa nei suoi termini sociali e culturali e nel suo decorso sto rico: dove cioè il carattere di reazione di classe aperta e determinata si era intrecciata in ma niera più spregiudicata alla demagogia sociale e al populismo nazionalista, e dove (pensiamo alle campagne emiliane e al tessuto urbano delle città toscane ed emiliane conquistate dal fascismo) la contrapposizione era avvenuta su un terreno concorrenziale, su basi sociali con tigue e comunicanti. I troppo limitati ma esemplari tentativi di una storia «corale» del Partito Comunista nel

6 Cfr., ad esempio, A. N esti , Anonimi compagni. Le classi subalterne sotto il fa scismo, Roma 1976.

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