Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
la Resistenza 7 , in una prospettiva cioè dove si intrecciano e convergono analisi della linea politica e delle capacità di orientamento e di direzione dei gruppi dirigenti, reazioni, stimoli e discussioni che provengono da una base so ciale difforme per tradizioni e cultura e non sempre omogenea ma sensibilissima e ricetti va, costituirsi e consolidarsi di strutture orga nizzative con la loro propria logica specifica e la loro funzionalità, ci fanno comprendere co me alla origine del «partito nuovo» stia la con fluenza di avanguardie di militanti formatisi in Italia durante il regime fascista, di gruppi diri genti riemersi dal carcere e dal confino o pro venienti dalle esperienze del movimento ope raio e antifascista all ’ estero, e le masse dell ’ «antifascismo di guerra», che giungevano a una consapevolezza decisiva negli anni del crollo e della disgregazione del regime fascista, ma la cui lenta evoluzione e maturazione van no costantemente rapportate alla presenza nel la società italiana di elementi di contraddizio ne e di stimolo rappresentati dall ’ antifascismo militante. Le caratteristiche di «partito di popolo» che sono proprie del PCI nel secondo dopoguerra nascono sì da una scelta politica perseguita e condotta innanzi con determinazione (e colpi scono le ricorrenti autocritiche sul carattere ancora troppo «operaista» nella composizione e, soprattutto, nella mentalità, che si leggono nei primi congressi e nelle prime conferenze d ’ organizzazione, anche da parte di uomini co me Secchia ai quali viene retrospettivamente attribuita una immagine diversa se non oppo sta rispetto a quella che emerge dai documenti),ma anche dalle connotazioni che la lunga resistenza politica e sociale al fasci smo durante il ventennio ha impresso al movi mento complessivo che prelude al «partito nuovo»: l ’ isolamento delle grandi fabbriche e la capacità di controllo sociale attuabile in es se, la disseminazione della resistenza di classe in una rete di piccole officine, di laboratori ar tigiani, di quartieri e di borghi dove il termine «classi popolari» perde la sua genericità e si ri vela l ’ unico in grado di render conto del tipo di opposizione che va costituendosi. Sono dunque la stessa struttura produttiva e geografica delle regioni dove il Partito Comu 7 Si veda, soprattutto, R agionieri , Il par tito comunista, in L. V aliani , G. B ianchi ,
nista si afferma e si radica, le loro tradizioni politiche e sociali, le stesse caratteristiche nuo ve imposte dal fascismo alla lotta di classe che rimodellano in maniera permanente il volto e la natura del partito. 5. I dati sulla composizione sociale del Par tito Comunista delineano bene queste caratte ristiche, e smentiscono immagini tradizionali e inspiegabilmente radicate in una memoria sto rica costruita a posteriori: si noti ad esempio l ’ estrema difficoltà di pentrazione del PCI fra gli intellettuali, la trascurabile presenza di stu denti e di laureati, la netta prevalenza di ope rai e artigiani e salariati agricoli che si riflette anche nell ’ estrazione dei quadri dirigenti e dei quadri intermedi, la controversa esperienza di organizzazione delle donne estremamente di seguale da regione a regione, con dati che col piscono, come quelli della eccezionale presen za di casalinghe nella organizzazione emiliana. Si può notare come una simile conformazio ne complessiva spingesse per la sua stessa na tura e per forza di inerzia al possibile costituir si del partito in «seconda società» (per usare un termine attuale), e come in molte occasioni nella storia del secondo dopoguerra l ’ iniziativa politica degli avversari abbia teso realmente a restringere la funzione del PCI in quest ’ ambi to, incontrando una resistenza che è stata, probabilmente, molto più difficoltosa di quan to non si creda. Vogliamo dire cioè che queste caratteristiche storiche e sociali del Partito Co munista, se avevano assicurato la sua coesione e la sua capacità di resistenza al fascismo, spie gano pure la distanza incolmabile rispetto al l ’ obiettivo della conquista del consenso dei ceti medi che era il vero terreno di confronto e di scontro del dopoguerra italiano, e motivano e accrescono il valore della politica delle allean ze discussa e scelta dal PCI, la difficoltà della sua realizzazione, il troppo lento e tardivo di spiegarsi di capacità di penetrazione e di in fluenza su questo terreno. Sono anche dati che servono a porre il problema della «doppiezza» comunista nel secondo dopoguerra in termini meno psicologistici e vaghi di quanto avvenga comunemente. A nostro avviso tutta la storia più vera e più profonda del Partito Comunista si è svolta sul
R agionieri , Azionisti cattolici e comunisti nella Resistenza, Milano 1971, pp. 303 431.
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