Problemi della transizione 1980

La storiografia sul PCI

terreno della riflessione sulla sconfitta storica del movimento operaio subita nel primo dopo guerra ad opera del fascismo: di qui lo sforzo di analisi, l ’ attenzione inconsueta e la spregiu dicatezza operativa che distinsero il PCI rispet to alle altre forze antifasciste. Di qui, anche, e soprattutto, la scelta di fondo di non riprodur re l ’ errore del primo dopoguerra, di evitare una situazione di isolamento della classe ope raia nel corpo sociale del paese che riconduces se inevitabilmente a quell ’ esito, e la compren sione dunque della centralità del tema delle al leanze, del consenso o quantomeno della neu tralità, della non-ostilità dei ceti intermedi 8 . Obiettivo questo non realizzato pienamente perché non realizzabile sulla base della confor mazione sociale e culturale della società italia na, ma rispetto al quale non si verificò la secca sconfitta che era possibile ipotizzare o temere. 6. La storia di un partito di massa non può es sere soltanto storia «interna» della sua linea e della sua struttura organizzativa, né può essere soltanto tessuta sulla commisurazione della coerenza tra obiettivi, e azione, e metodi: vale sempre la vecchia intuizione gramsciana se condo la quale scrivere storia di un partito si gnifica scrivere storia del paese da un determi nato angolo prospettico. In questo senso i fe nomeni e i processi interni andranno rapporta ti anche all ’ incidenza sulla società italiana, in una prospettiva che nel distacco storico deve sapersi porre anche come «esterna», e voluta- mente esterna, rispetto all ’ oggetto preso in esame. Tutta la «questione comunista» nella socie tà italiana del dopoguerra non è stata ancora ricostruita in termini analitici 9 . Storia del PCI è anche, infatti, il modo in cui i diversi settori della società italiana reagirono al consolidarsi di questa forza, i diversi gradi e livelli di consa pevolezza con cui le altre forze politiche e so ciali si posero in rapporto ai comunisti. Della «doppiezza» comunista, ad esempio, si ha una percezione distinta analizzando i do cumenti delle organizzazioni del partito nel se condo dopoguerra; essa si presenta prevalente mente, a livello di massa, dimensione culturale e psicologica, attesa dell ’ ora X, residui di una concezione esogena della rivoluzione, ottica

ancora inconsapevolmente giacobina che con fonde la scelta strategica della prospettiva de mocratica nei termini di scelta tattica e revoca bile, sul metro di una dissimulazione non scrit ta ma palpabile e distinta: ma essa è anche ina deguatezza sociale del partito nell ’ intervento in una realtà più complessa e con termini tem porali più ravvicinati e stringenti rispetto all ’ attrezzatura e ai tempi interni di sviluppo di cui il partito disponeva; è anche caratteristica connaturata a una imposizione storica, quella che con termine recente potremmo definire del «partito di lotta e di governo» che è propria di quegli anni, che può facilmente e realmente tradursi neH ’ immagine di un «doppio binario» che non è solo forzatura propagandistica degli avversari, perché il compito che il Partito Co munista si assumeva era realmente duplice e in ogni momento esposto al rischio di divenire o apparire «doppio». È inoltre uno dei termini di rapporto con la società italiana, che va studiato dunque anche attraverso la percezione, il giudizio e l ’ immagi ne, sia pure ostentatamente distorta, che il Partito Comunista imprime nel costume e nel l ’ opinione di quel tempo. Andrà pure studiato il concreto precipitare e consolidarsi, in paral lelo a quello dell ’ influenza del Partito Comuni sta, di un anticomunismo di massa, nelle sue varie specificazioni e motivazioni. Occorrerà, infine, tenere presente che la prospettiva di un «tempo lungo» nell ’ analisi di un periodo storico sia pure ristretto, è valida e obbligatoria nei due sensi dell ’ arco temporale: come è impossibile comprendere la politica e la natura del PCI nel secondo dopoguerra sen za partire dalla configurazione della sua pre senza nel ventennio precedente, così è da tener presente che alcune delle caratteristiche assun te dalla società italiana in questi anni si proiet teranno nell ’ onda lunga del trentennio succes sivo di democrazia repubblicana, così come i costi sociali della lacerazione fra le masse po polari consolidata e accresciuta nel 1945-1948 continuerà ad avvelenare per lungo tempo la vita della Repubblica, distorcendo il suo stesso sistema politico e ponendo nuovi steccati tut tora difficili da rimuovere. Anche di qui, dun que, l ’ esigenza di una sensibilità e una atten zione maggiore nell ’ analisi ravvicinata, che stina alla «prosa» dell ’ attività politica quo tidiana.

9 Tra i molti temi sui quali bisogna lamen tare una carenza di indagine e di scavo, spicca ad esempio quello dei comunisti al governo, a livello nazionale come a livello locale; molte memorie di militanti si inter rompono bruscamente all ’ aprile ’ 45, quasi per una reticenza inspiegabile a passare dalla «poesia» dell ’ organizzazione clande

8 È utile rileggere in questa chiave, fra le numerose testiomonianze di attenzione e sensibilità verso il problema, la notissima conferenza di Togliatti del 24 settembre 1946 a Reggio Emilia, Ceto medio e Emilia rossa, in P. T ogliatti , Politica nazionale e Emilia rossa, a cura di L. Arbizzani, Roma 1974, pp. 21-51.

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